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Intossicazione da mercurio: sintomi e diagnosi

Negli ultimi due post dal titolo “Ci stiamo intossicando con il mercurio?” e “Ma il tonno è leggero?” vi ho parlato di un po’ di modi per “assumere” il mercurio, oggi invece vedremo come riconoscere un’intossicazione e come diagnosticarla.

Sintomi intossicazione da mercurio

  • Affaticamento, stanchezza e mancanza di energia
  • Cambiamento dell’andatura, discorsi confusi e disturbi emotivi
  • Depressione e/o scoraggiamento, timidezza
  • Perdita dell’autocontrollo, sbalzi di umore, nervosismo
  • Vertigini
  • Poca o nulla memoria
  • Deficit uditivi e/o visivi (con anche perdita della vista)
  • Disfunzione delle ghiandole surrenali, con conseguente diminuzione di resistenza allo stress
  • Alopecia (perdita di capelli)
  • Anoressia
  • Malformazioni congenite dei feti. (Secondo il FDA le donne incinte sono le più a rischio)
  • Arrossamenti del viso o di altre parti del corpo (esantemi)
  • Dermatite
  • Iperattività
  • Disfunzioni tiroidee
  • Disfunzioni del sistema immunitario
  • Insonnia
  • Danni renali
  • Formicolio e/o dolore agli arti, tremori, debolezza muscolare
  • Salivazione eccessiva
  • Emicranie
  • Colite, pancia gonfia

Come potete notare i sintomi sono abbastanza vaghi e questo è il motivo per cui spesso per i medici (a parte il Dr. House) è difficilissimo fare la diagnosi.
Come fare diagnosi di intossicazione da mercurio?
Sia il sangue che i capelli possono essere usati per determinare il gradi di intossicazione da mercurio, ma è molto importante sapere che i livelli assoluti nei capelli sono circa 300 volte superiori a quelli del sangue. C’è un test chiamato Mineralogramma o biopsia tissutale del capello che permette di conoscere i livelli del Mercurio e di altri minerali tossici (tipo Piombo, Arsenico, Alluminio, Cadmio etc etc ) semplicemente analizzando un ciuffo di capelli, uletriori informazioni su questo esame le potete trovare qua.

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Ci stiamo intossicando con il mercurio?

L’altro giorno parlavamo del mercurio nel tonno e ho ritrovato un articolo di Newton del 2005 che vorrei portare alla vostra attenzione.

“Il mercurio è presente nei pesci dei nostri mari in quantità  maggiori di quelle riscontrate nella fauna ittica dell’Atlantico. Ma il rischio  è globale: circa 4.500 le tonnellate annualmente rilasciate in atmosfera, di cui  2.250 da attività industriali. I Paesi asiatici contribuiscono per il 40%. Il Mediterraneo è interessato da fenomeni di inquinamento da  mercurio comparabili (e spesso ben maggiori) a quelli riscontrati nelle acque atlantiche. Ad aggravare la situazione sono anche i cambiamenti climatici che  influenzano in modo determinante i tempi di residenza in atmosfera del mercurio.
La forte irradiazione solare, le elevate concentrazioni di ozono e di  particolato atmosferico creano, infatti, una ‘miscela’ che provoca la formazione  di mercurio reattivo, ossia più facilmente trasferibile dall’atmosfera alle  acque superficiali del Mediterraneo. Per molto tempo è stata un’emergenza  ignorata, benché nel corso degli ultimi 15 anni la comunità scientifica  internazionale e gli Enti preposti alla tutela e alla salvaguardia della salute  pubblica abbiano mostrato una crescente attenzione agli effetti dannosi  derivanti da tale inquinamento.
Attualmente su scala globale vengono rilasciate in atmosfera circa 4.500 tonnellate annue di mercurio, di cui 2.250 derivanti da  attività industriali e il resto da sorgenti naturali. Il trend è in crescita,  soprattutto nei Paesi asiatici che complessivamente contribuiscono per il 40%  delle emissioni globali: circa 1.000 tonnellate l’anno. Una volta in atmosfera,  questo metallo si deposita sui corpi recettori terrestri e acquatici,  determinando un notevole impatto sulla catena alimentare. Il “Position paper sul  mercurio” preparato per la Commissione Europea,  , da cui sono derivate la  “Strategia europea sul mercurio” e la relativa “Direttiva europea sulla qualità  dell’aria”, ha evidenziato la gravità del problema. Basti ricordare i disastri  di Minamata in Giappone (1953-1960), in Iraq (1956-1960) e, in anni recenti, nel  triangolo industriale di Priolo-Agusta-Melilli, che hanno rivelato quanto  terribili possano essere gli effetti della dispersione del mercurio.

Rimanete in contatto perché nel prossimo post parlerò dei sintomi dell’intossicazione da mercurio e del modo migliore per diagnosticarla.

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Ma il tonno è leggero?

tonno

Sta per arrivare (o dovrebbe essere già arrivato) il caldo. Cosa c’è di meglio di un’insalatona guarnita di tonno? 0 per rendere un po’ più sostanziosa l’insalata di riso? O per preparare un pranzetto leggero e dietetico? Idealmente connesso ad un pranzo moderno, salutare, leggero, estivo e rinfrescante, ingrediente onnipresente per sapide tartine e insalate di riso, il tonno in scatola è in realtà un alimento controverso.
Gli stock ittivi di varie specie di tonno sono al collasso.
Tonno rosso, tonno pinne gialle e tonno pinne blu sono sempre più rari, Durante le massicce operazioni di pesca si intrappolano a morte decine di altre specie non commestibili, e odiosamente spesso anche delfini. La praticità del suo confezionamento è poi un inganno culturale. Se chiedete a un bambino dell’asilo di disegnare un tonno, presumibilmente disegnerà una scatoletta cilindrica.

Metilmercurio.
Il tonno è un pesce predatore e, in cima alla catena alimentare, bioaccumula le sostanze nocive in circolo nell’ambiente. Il mercurio scaricato da vernici e processi industriali ce lo rimangiamo proprio dal pesce, ed è proprio per gli elevati livelli di mietilmercurio che la Food and Drug Administration americana raccomanda per le donne in gravidanza e allattamento non più di una scatola di tonno a settimana. Raccomandazione del pari validissima per ognuno di noi.

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