Psiche e Soma

Ricette per una vita migliore!

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Il Respiro: un tranquillante naturale.


Esistono moltissime tecniche per favorire il relax attraverso la respirazione. Quelle di origine orientale affondano le radici in una tradizione antichissima, nella quale il respiro non è solo un atto fisiologico: nello yoga indiano per esempio gli esercizi respiratori (Pranayama) servono a entrare in contatto con l’infinito. Vediamone alcuni.

Autoipnosi.
Il più semplice consiste nel seguire con il pensiero il percorso che fa l’aria entrando dentro di noi, mentre va a gonfiare il torace, poi arriva al diaframma, gonfia la pancia e poi torna su, per uscire. Nell’ascoltare il proprio respiro si può cercare a poco a poco di rallentarlo: si tratta di un principio di autoipnosi (che tuttavia non ha alcun effetto se non quello di rilassare) ed è ideale da eseguire la sera prima di addormentarsi.

Per gli ipertesi.
Il Bahya Kumbhaka consiste nel fare inspirazioni profonde seguite da espirazione. Poi, a polmoni vuoti, trattenere il fiato più a lungo possibile (senza esagerare), quindi inspirare. Si continua per una decina di minuti. Questo esercizio scioglie la tensione ed è indicato per gli ipertesi. Si respira con il naso: nello yoga, per mantenere le narici pulite, si fanno lavaggi frequenti con acqua salata.

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Respiriamo.

C’è un campo da tennis dentro ognuno di noi. O, se preferite, un appartamento. Stiamo parlando dei nostri polmoni, che, se venissero distesi, coprirebbero una superficie di circa 70 metri quadrati. Proprio come un campo da tennis (per essere precisi, la porzione di un solo giocatore). Questo spazio, compresso in due sacchetti di circa un chilo e mezzo l’uno, ci serve per fare dodici respiri al minuto, cioè 17 mila al giorno, e introdurre così 10 mila litri d’aria nel nostro organismo. Se così non fosse, non avremmo l’ossigeno per nutrire sangue, organi, cervello rifiuti dell’attività cellulare: si calcola che solo il 3 per cento dei rifiuti del corpo venga espulso con le feci, il 7 con l’urina, il 20 attraverso la pelle. E addirittura il 70 per cento attraverso l’espirazione (in forma di anidride carbonica). Eppure tutto avviene senza che ce ne accorgiamo. Respirare è un atto involontario, comandato dai centri pontini, che sono nella parte bassa del cervello, tra testa e collo. In pratica ci sono neuroni che attivano il riflesso della respirazione e altri che lo spengono, come interruttori che funzionano automaticamente. Nello stesso tempo, però, attraverso altri centri nervosi, quelli corticali, noi possiamo intervenire sulla respirazione e quindi decidere di fare un respiro più profondo o di trattenere il fiato.

Attenti ai radicali
Respirare è automatico, ma questo non significa che tutti lo facciano al meglio. È noto per esempio che bisogna respirare aria pulita, non fumare, fare moto per mantenere in esercizio tutto l’apparato respiratorio. I dati dicono che oggi il 10 per cento degli italiani soffre di una malattia respiratoria. E l’aumento registrato in questo tipo di malattie è in gran parte dovuto alla diffusione del fumo e all’inquinamento. Pochi sanno che, per vivere più a lungo, bisogna anche cercare di consumare meno ossigeno. Lo ha rivelato una ricerca Usa, condotta su animali: si è scoperto che riducendo l’apporto di cibo giornaliero diminuisce il consumo di ossigeno destinato all’attività cellulare e si vive più a lungo.

Come vivere di più
La spiegazione? Nel mitocondrio (una parte della cellula), durante la trasformazione delle sostanze in energia per l’organismo, avviene la formazione di radicali liberi dell’ossigeno. I radicali liberi sono tossici per la cellula e vengono eliminati grazie agli antiossidanti (vitamina C, A, selenio, betacarotene). Ma più il consumo di ossigeno è alto, più sono i radicali liberi e la cellula fatica a combatterli. Ecco allora alcuni consigli per limitare il consumo di ossigeno: fare pasti piccoli e frequenti, perché richiedono meno ossigeno per la digestione. Ridurre i carboidrati, perché il loro metabolismo aumenta la produzione di anidride carbonica e poi, per eliminarla, bisogna aumentare il ritmo respiratorio. Evitare, in generale, le calorie in eccesso. La natura, il cui scopo è mantenere l’equilibrio tra vegetali (che producono ossigeno) e animali (che lo consumano), non esita a eliminare chi eccede nella domanda di ossigeno. Troppo ossigeno dunque fa male. Ma anche troppo poco. Un’insufficienza respiratoria compromette, oltre all’attività dei vari organi, anche quella del cervello, diversi studi scientifici hanno dimostrato che un cervello poco ossigenato può subire danni come la perdita della memoria. Lo psicologo Andrew Scholey, dell’università di Newcastle, va oltre: sostiene che inalare piccole quantità di ossigeno puro per pochi secondi aumenta la capacità di ricordare quello che avverrà nelle ore successive.

Paura e voglia: l’asma
Ma i legami tra respiro e psiche non sono solo di natura chimica. Il respiro per esempio è uno strumento di comunicazione. Il solo fatto che per parlare si faccia uscire ed entrare aria nella bocca significa che, attraverso il respiro, comunichiamo con il mondo. Quando non si vuole comunicare con gli altri si smette di respirare. E arriva l’asma, ed è significativo che siano molti bambini a soffrirne: respirare è un atto di autonomia, perché è la prima cosa che facciamo venendo al mondo. Per il bambino respirare significa vivere, ma anche vivere da solo: dal punto di vista della psicosomatica, l’asma rappresenta il desiderio e insieme la paura di essere indipendenti.

Tosse e sospiri
Qualche volta il fiato esce in tosse, starnuti, sospiri. Sono impellenze fisiologiche, che però possono nascondere anche stati d’animo. Con i colpi di tosse si può esprimere un disagio, con il sospiro, che è un atto espiratorio lungo e forzato che serve (come lo sbadiglio) a liberarsi dall’anidride carbonica in eccesso, ci si libera dall’aria pesante che ci sta intorno. Infine lo starnuto: è la reazione a una situazione irritante. Non a caso chi è allergico starnutisce in primavera, quando la natura si rinnova e abituarsi al suo cambiamento costa fatica, in termini fisici e psicologici. Anche il ritmo del respiro è una spia delle emozioni che proviamo. Ci sono persone che respirano in modo sottile, quasi impercettibile. Così pensano inconsciamente di anestetizzarsi: respirare poco per loro equivale a sentire poco, un respiro sussultorio, cioè con l’espirazione non libera ma trattenuta, rivela invece tristezza. Poi c’è il respiro controllato, bloccato al torace: anziché scendere come dovrebbe, fino alla pancia, gonfia solo il petto e torna indietro. È un respiro normale nei momenti di concentrazione, ma se diventa costante, rivela un eccessivo stato di vigilanza.

Il ritmo giusto
Ma com’è il respiro delle persone serene? Uguale a quello degli animali: c’è un’inspirazione lenta, che fa muovere anche il diaframma, poi una pausa brevissima, e poi un’espirazione più rapida, ma non forzata. Quando si riesce a farla eseguire ai pazienti stressati, subito si nota che diminuisce la frequenza cardiaca, le mani si asciugano dal sudore, le tensioni muscolari si allentano. Segni evidenti di benessere.

Meglio aprire la bocca
In alcuni casi, però, bisogna accettare che il respiro abbia sbalzi e variazioni, perché sono naturali. Quando si fa sport, per esempio: il respiro accelera, e cercare di prender aria solo con il naso è sbagliato. Secondo le nuove tendenze della medicina sportiva è meglio assecondare le naturali esigenze dell’organismo e aprire la bocca. Anche quando abbiamo paura respiriamo velocemente, quasi ansimando. L’organismo infatti si prepara all’azione assorbendo più ossigeno. Chi soffre d’ansia invece interpreta questa accelerazione come segnale di pericolo per la salute. Cerca allora di rallentare il respiro, e di fare boccate più ampie. E ottiene l’effetto contrario: agitarsi ancora di più. Quando manca l’aria a causa dell’ansia, bisogna prendere meno aria e aumentare invece l’espirazione. Respiro alterato è anche quello dei momenti di piacere. Ma nessuno si spaventa, anzi. Il respiro del piacere è ritmato e sonoro. Quasi una musica.

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Calorie giornaliere: come calcolarle

Come si calcola il fabbisogno di calorie giornaliero? Le tabelle ufficiali sono piuttosto complicate. Ma un metodo semplice e adottato in pratica da molti nutrizionisti è il seguente: calorie = kg di peso x ore + una quota derivata dall’attività fisica svolta.

Esempio, per una donna di 65 kg:
65 x 24 = 1560 +10% (se attività sedentaria) = 1560+156 = 1716 calorie
+20% (se attività media) = 1560+312 = 1872 calorie
+30% (se attività pesante) = 1560+468 = 2028 calorie
+50% (se attività sportiva) = 1560+780 = 2340 calorie

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Tutto sulle calorie. Volume 2

Ecco la seconda parte della guida sulla calorie. La prima parte la trovate QUA.

Proteine anti-ecologiche
Calorie si possono ottenere anche dalle proteine (carne, pesce, latte, formaggi, uova, legumi e cereali). Ma è uno spreco bruciare queste sostanze, mattoni preziosi che dovrebbero servire a costruire e riparare il corpo. Non sono nemmeno ecologiche: smontarle affatica molto fegato e reni. Perfino l’alcol, infine, dà calorie. Anzi, ne è una riserva concentrata e, a differenza di altri cibi, si conserva bene. Ma in dosi eccessive è un veleno: il solo organo capace di smontarne piccole quantità è il fegato.

Il digiuno? Un terremoto
Per scoprirne limiti e capacità del nostro organismo basta chiedersi: che accade se smettiamo di mangiare? Nei primi 5 minuti, ben poco: tanto ci mette il corpo a prosciugare il glucosio nel sangue. Subito dopo comincia a demolire il glicogeno dei muscoli e del fegato: grosse catene di zuccheri che forniscono circa duemila calorie. La provvista dura un paio di giorni, ma già prima l’organismo comincia a smontare i grassi. Nei primi tre giorni di digiuno, per produrre glucosio il motore brucia anche alcune proteine, dette “neoglucogenetiche”, simili agli integratori alimentari da palestra. Come possiamo accorgercene? Perché in questa fase facciamo molta pipì: ogni grammo di glicogeno consumato libera circa 8 grammi d’acqua, ogni grammo di proteine ne libera 25. A segnalare che “funzioniamo a proteine”, l’azoto nelle urine aumenta. Dal terzo giorno in poi il motore rallenta. Il corpo viaggia solo a grassi e ricicla al proprio interno le proteine che distrugge. È in condizione di emergenza: alimentato così, l’ambiente dell’organismo diventa molto acido e tutti i sistemi di filtro sono impegnati. I polmoni, che eliminano anidride carbonica, il fegato, e i reni, sollecitati al massimo. Per liberarsi dalle scorie, si deve bere molto: 3-4 litri di acqua al giorno, altrimenti i reni saltano. Nei giorni seguenti il corpo continua a demolire grassi per trasformarli in zuccheri, destinati soprattutto al cervello e al cuore. E, se la fame prosegue, si compie l’ultimo grande adattamento: cuore e cervello cominciano a funzionare ad acidi anziché a glucosio. Non che gli faccia bene, ma ce la fanno.

Mangiare costa energia
Quello del digiuno è un esempio estremo per dare l’idea di come il nostro corpo può consumare di tutto. Ma se è così duttile, come si fa a stabilire quanta energia ci serve e come dobbiamo suddividerla nella giornata? Per calcolare le calorie totali necessarie ogni giorno si tiene conto di molti fattori, tra i quali ce n’è uno molto curioso, la cosiddetta Tid, la “termogenesi indotta dalla dieta”. Mangiare, cioè, fa bruciare calorie, fino al 10-12 per cento del consumo totale giornaliero (smontare le proteine è tre volte più faticoso rispetto ai carboidrati e quasi dieci volte rispetto ai grassi). Conseguenza: a ridurre il numero dei pasti, a parità di calorie totali, si può ingrassare. Secondo i nutrizionisti i pasti non si dovrebbero comunque saltare. Il fabbisogno energetico giornaliero, che può oscillare tra 1500 calorie (una bibliotecaria di 40 chili) e 4 mila (un minatore di 85 chili), va ripartito in modo equilibrato: il 15-20% a colazione, il 40% a pranzo, il 30% a cena, con il restante 10% riservato alla merenda. Significa che un adulto sedentario (gli servono 2000-2200 calorie al giorno) deve assorbire 400 calorie a colazione, 800 a pranzo, 200 a merenda, 600 a cena. Facile sballare, con queste cifre: un ricco piatto di melanzane alla parmigiana, da solo, vale già l’intera cena. Ma, con un po’ di attenzione, si può anche mangiare in modo molto gustoso e variato.

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Tutto sulle calorie. Volume 1

Per marciare 24 ore il corpo può usare vari tipi di carburante. Alcuni però rischiano di danneggiarlo…

Mentre se ne sta seduto un’ora in poltrona un uomo fabbrica (e subito consuma) tanta energia da far bollire un chilo di ghiaccio. Quell’energia, cioè 100 calorie, è contenuta in una mela, e basta a sollevare da terra al sesto piano un ascensore da una tonnellata. Con una bistecca di 160 grammi un’auto di media cilindrata percorrerebbe otto chilometri e con un piatto di melanzane alla parmigiana uno Shuttle riuscirebbe a portare in orbita mezzo chilo di materiale. Anziché muovere motori a scoppio o razzi, però, i cibi nutrono noi, cioè un raffinato motore biologico che sfrutta le trasformazioni chimiche per produrre energia meccanica per i muscoli, energia termica per mantenere costante la temperatura corporea, elettricità per trasmettere impulsi nervosi e controllare il cuore. Il contenuto energetico dei cibi si misura in calorie (più esattamente si dovrebbe parlare di kilocalorie. In questo articolo abbiamo seguito l’uso comune e utilizzato sempre la parola “caloria”) e in genere i cibi confezionati riportano questo valore sull’etichetta. L’informazione, però, non dice nulla sul tipo di carburante che ci disponiamo a ingerire: ci si può scaldare altrettanto bene bruciando un ceppo o un pianoforte a coda, ma non è lo stesso. Perché si parla tanto di calorie, allora? E a che cosa servono davvero: come indice per dimagrire, come guida per un’alimentazione migliore? Vediamo.

Quando il corpo imbroglia
Controllare le calorie, di per sé, non basta a far perdere peso: il corpo, se è sottonutrito, anziché bruciare grassi si difende consumando meno. L’uso delle calorie, poi, varia molto negli individui secondo età e sesso e anche secondo le ore. Un ricercatore tunisino ha scoperto per esempio che chi osserva il ramadan islamico, cioè digiuna di giorno, ingrassa. In quel periodo i fedeli mangiano dopo il tramonto, quando il motore biologico è “imballato”. Non riescono a bruciare bene il cibo e il loro peso aumenta. Misurare le calorie non dice neanche se ciò che ingeriamo fa male o bene: un uomo medio usa 2.200 calorie al giorno. Tre litri e mezzo di vino le forniscono, ma sarebbe sconsigliabile.

Attenti al cocktail
Il nostro organismo, insomma, è un buon motore multi-carburante: si adatta a trasformare in energia tutto quello che gli versiamo nel serbatoio. I grassi (che producono 9 calorie al grammo), le proteine, i carboidrati o gli zuccheri (4 calorie al grammo), e perfino l’alcol (7 calorie). Ognuno di questi elementi viene bruciato in modo diverso e gli studi sull’alimentazione cercano di accertare qual è il miglior cocktail energetico: cioè che vantaggi ci portano le diverse composizioni dei cibi. In linea di massima, si ritiene, il 10 per cento delle calorie deve provenire dalle proteine, fino al 30 per cento dai grassi e il restante 60 per cento da carboidrati e zuccheri.

Il cervello? Va a pasta
I carboidrati (in pane, pasta e patate) e gli zuccheri sono infatti la benzina più raffinata, quella che utilizziamo con più facilità. Quando mangiamo, l’intestino digerisce carboidrati e produce glucosio, vale a dire zucchero, che in parte viene immagazzinato nei muscoli e nel fegato come riserva energetica di pronto impiego (glicogeno) e in parte si trasforma in grasso per le cellule-serbatoio (gli adipociti): una riserva più lenta da utilizzare. In condizioni di riposo la maggior percentuale di glucosio serve però a rifornire costantemente di energia il cervello, cioè a farlo vivere. Per nutrire la cellula, questa sostanza deve attraversare una porta nella membrana che, se restasse sempre aperta, lascerebbe come “colar fuori” il contenuto cellulare. Quattro ricercatori (Lienhard, Slot, James e Mueckler) hanno di recente pubblicato su Scientific American una ricerca che getta luce sul sistema escogitato dal corpo per evitare questo rischio: 900 volte al secondo speciali molecole “trasportatrici” aprono e chiudono cancelli riservati al glucosio in ogni cellula. Lo zucchero entra talmente in fretta che nulla riesce a uscire dalla stessa porta. Un sistema così evoluto, secondo gli scienziati, dimostra che gli esseri umani sono stati selezionati per “preferire” glucosio e carboidrati come carburante principale, di pronto impiego. A rafforzare l’ipotesi c’è uno studio dell’università di Leeds (Gran Bretagna).

Il test del lardo
Il nostro corpo, hanno scoperto i ricercatori, è tarato per reagire più in fretta ai carboidrati (e alle proteine) che ai grassi. Se si beve una bibita zuccherata o si mangia un piatto di pasta, i sensori dell’organismo se ne accorgono subito e fanno calare l’appetito. Al contrario, se si ingerisce un piatto di lardo il corpo se ne accorge molto più lentamente. Conseguenza: i dolci privi di grassi e la pasta saziano più in fretta (e dunque fanno ingrassare meno facilmente). Ai grassi (sono quasi puri in olio o burro, e presenti in dolciumi, carni grasse, salumi, latticini, uova, pesce, frutta secca) non possiamo però rinunciare. Come gli zuccheri, sono un carburante abbastanza ecologico: una volta smontati, forniscono energia, anidride carbonica e acqua. Rispetto ai carboidrati, bruciati subito, vengono immagazzinati per i tempi difficili.

Fra due giorni la seconda parte! Se ti va, nella parte destra del blog puoi cliccare sull’elefantino per iscriverti ai feed o puoi inserire la tua email per ricevere gli articoli direttamente nella tua email!

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Come agiscono gli anabolizzanti?


Gli steroidi anabolizzanti sono gli ormoni sessuali maschili androsterone e testosterone e i loro derivati. Sono secreti dagli apparati riproduttori maschili e femminili per favorire la crescita armonica del corpo e aumentare la massa e la forza muscolare durante la pubertà. Perciò sono assunti da molti atleti. Ma l’azione e la quantità degli ormoni prodotti dall’organismo sono regolate da meccanismi naturali che vengono alterati da un’assunzione eccessiva.
Molti studi hanno dimostrato che non ci sono differenze significative nella massa e nella potenza muscolare tra gruppi di atleti che assumono queste sostanze e quelli che praticano un normale allenamento. L’aumento reale del volume e della forza muscolare non sono quindi dovuti alla pura e semplice somministrazione degli steroidi, ma si verificano se si seguono contemporaneamente un allenamento intenso e una dieta appropriata. L’aumento dei muscoli dovuto agli steroidi in queste condizioni dipende dai liquidi trattenuti nei tessuti. Sospendendo la somministrazione e l’allenamento, i muscoli si sgonfiano rapidamente per la perdita dei liquidi in eccesso.
Le ricerche mediche su migliaia di atleti che hanno abusato di steroidi hanno rivelato numerosi effetti collaterali: testicoli ridotti in dimensioni e funzionalità, con perdita del desiderio sessuale e della fertilità; aumento del seno nell’uomo, mascolinizzazione nella donna (cambio della voce, aumento di peli e riduzione del seno), infiammazione cronica al fegato e ipertensione, con maggior rischio di cancro e di disturbi cardiocircolatori. Spesso gli atleti assumono steroidi prodotti artificialmente convinti che i prodotti sintetizzati abbiano effetto solo sullo sviluppo muscolare. Ma finora non esistono molecole di sintesi in grado di mantenere alcuni effetti ed eliminarne altri.

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Un attimo di relax #188

Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

funny pictures - Lolcats: Lolcats: I HAS

“Sono un po’ costipato.”

Nell’ozio e nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla.” ~ Virginia Woolf

Libro della settimana:

Permacultura per Tutti - Libro

Le ricerche “scientifiche” più pazze e curiose. Volume 2


Ecco la seconda parte sulle ricerche scientifiche più curiose. La prima parte la trovate QUA.

Barbecue a ossigeno liquido
Non sono comunque esperimenti da fare in casa. Tanto meno quelli di George Goble, ingegnere alla Purdue University, nell’Indiana (Usa), specializzato nel cuocere gli hamburger a tempo di record. Per farlo, accende la carbonella in tre secondi versando su un mozzicone di sigaretta alcuni litri di ossigeno liquido, altamente infiammabile. Peccato che la palla di fuoco che ne consegue incenerisca talvolta l’intero barbecue.

Anticristo e pop corn
Fin qui si è scherzato. Ma c’è anche chi, convinto di fare sul serio, conduce e divulga “ricerche che non si possono o non si dovrebbero ripetere”, come recita il regolamento del premio IgNobel, assegnato annualmente da una prestigiosa ma non del tutto accademica rivista pubblicata all’università di Harvard: gli “Annali della ricerca improbabile”. Fra i premiati figura l’Agenzia meteorologica giapponese, per uno studio settennale volto a stabilire se i terremoti sono causati dal movimento della coda dei pesci gatto. Ma c’è anche chi, in America, ha calcolato l’esatta probabilità che Michail Gorbaciov fosse l’Anticristo (1 su 8.606.091.751.882). E l’Agricultural research service americano si è dedicato, con successo, a realizzare un apparecchio che riesce ad annusare l’aroma dei pop corn. Di un’ingrata missione umanitaria si è invece fatto carico Robert Lopez, veterinario. Per verificare se gli acari delle orecchie del gatto sono dannosi per l’uomo, ha pensato bene di prelevare questi parassiti e di inserirseli nell’orecchio. È sopravvissuto abbastanza per ritirare l’IgNobel.

Cerniere e pene
Gli organizzatori del premio non trascurano la letteratura. L’edizione 1992 se l’è meritata il russo Yuri Struchkov, per i suoi 948 lavori scientifici pubblicati in 10 anni (in media uno ogni quattro giorni). L’anno successivo è stata la volta dei 976 co-autori di un articolo di medicina, che conta cento volte più firme che pagine. Ed è proprio il campo medico quello dove più abbondano gli studi bizzarri. Gli scienziati del Centro ricerche Shiseido di Yokohama hanno studiato i composti chimici responsabili dei piedi maleodoranti, concludendo che le persone che ritengono di avere i piedi che puzzano li hanno realmente, mentre quelli che ritengono di non averli, effettivamente non li hanno. Più utile, forse, il rapporto di James Nolan, Thomas Stillwell e John Sands sulla “Gestione d’emergenza del pene intrappolato nella cerniera lampo”.

Ma ride bene chi ride ultimo, anche fra gli scienziati
Ricerche che a prima vista fanno sorridere possono talvolta portare a utili scoperte. Uno studio del 1991, intitolato “Effetti della respirazione forzata da narice sull’apprendimento”, ha trovato inaspettata applicazione nella diagnosi di alcune malattie cardiache.
Mestruazioni e orsi.
Un’accurata analisi statistica sullo stato mestruale delle donne americane aggredite dagli orsi ha reso più spensierati i week-end nei boschi, sfatando la credenza che i plantigradi siano attratti dall’odore del mestruo. Ossigeno per caso.
Altre scoperte sono avvenute per gioco. Sul finire del ’700, Joseph Priestley si dilettava a portare varie sostanze ad alta temperatura. Scaldando dell’ossido di mercurio con i raggi solari concentrati da una lente, isolò un gas infiammabile che, se inalato, dava un effetto di benessere: l’ossigeno.
Tiramolla e il nylon.
Negli anni Trenta, i ricercatori della Du Pont si divertirono un giorno ad allungare il più possibile le fibre dei poliesteri. Partendo dal laboratorio arrivarono fino al piano sottostante, accorgendosi che a mano a mano le fibre diventavano simili alla seta e molto più resistenti. Purtroppo i poliesteri non erano utilizzabili dall’industria tessile. Ci provarono allora con le poliammidi, scoprendo le qualità del nylon.

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Le ricerche “scientifiche” più pazze e curiose. Volume 1

A chi verrebbe mai in mente di ottenere luce dai cetrioli sott’aceto? O di incenerire il barbecue pur di accendere la carbonella nel minor tempo possibile? O di mettere un compat disc nel microonde, giusto per vedere che succede. Eppure qualcuno c’è. E non si tratta di folli, ma di stimati professori, spesso appartenenti a prestigiose università. In alcuni casi l’hanno fatto per gioco, anche se rispettando scrupolosamente le procedure imposte dalla scienza sperimentale. In altri casi si tratta di ricerche serissime, svolte nell’ambito di progetti regolarmente finanziati e mirati a ottenere risultati concreti. Certo, le vie della scienza sono infinite. E spesso le scoperte più importanti avvengono assolutamente per caso. Ma è difficile immaginare come possano essere utili all’umanità studi come quello sull’incidenza della stitichezza fra i soldati in guerra, svolto dai medici dell’US Army o quello sul lato di caduta più frequente dei toast imburrati, concepito all’università di Birmingham. È per ricordare che la scienza è fatta anche di queste ricerche apparentemente assurde e spesso ridicole che un gruppo di allegri scienziati ha istituito il premio “IgNobel”, in memoria di un certo Ignatius Nobel, inventore del seltz e presunto parente del più famoso Alfred. Ecco alcuni esempi di scienza forse “futile” ma tutt’altro che noiosa.

Paracadute alla crema
Chris Gouge e Todd Stadler, della Rice University di Houston, hanno sottoposto a numerosi test le tortine Twinkie: merendine di pandispagna ripiene, diffuse negli Stati Uniti. Gli esperimenti spaziavano dal “test di solubilità”, nel quale una tortina immersa in acqua si è espansa fino a raddoppiare le sue dimensioni, al “test di resistività elettrica”, col quale si è dimostrato che le torte possono essere usate per isolare i cavi elettrici. Nel corso del “test di risposta gravitazionale”, poi, una torta è stata fatta precipitare dal sesto piano riportando solo lievi danni. Questo ha permesso ai due scienziati di presumere che, se un uomo fosse costretto a saltare dall’alto di un edificio, potrebbe efficacemente rivestirsi di tortine per attutire la caduta. Ma aggiungono: «Non abbiamo verificato sperimentalmente questa ipotesi e non consigliamo di farlo. Tuttavia, se proprio qualcuno decidesse di non darci retta, ci racconti almeno com’è andata».

In barba alle credenze
I colleghi di Pete Hickey, un tecnico delle comunicazioni all’università di Ottawa (Canada), hanno ormai smesso di meravigliarsi vedendolo con una metà del volto rasata e l’altra metà ricoperta da una folta barba. L’inverno canadese è rigido, e Hickey sta controllando se è vero il detto popolare secondo cui la barba tiene caldo. «Nell’interesse della scienza, avevo pensato di tagliarmela interamente per scoprire se avrei sentito più freddo», dice. «Ma poi mi sono reso conto che quest’anno l’inverno sarebbe potuto essere diverso dal precedente: più caldo o più freddo». Il confronto andava fatto istantaneamente, con un “campione di controllo”. Così la scelta è stata obbligata: radersi solo metà barba. Sulla scorta delle osservazioni raccolte in ogni condizione (sciando, correndo e pedalando), Hickey è portato a credere che, sì, dalla parte senza barba si sente più freddo. Ma gli è rimasto un dubbio: e se fosse condizionato a percepire il lato barbuto come più caldo? «Bisognerebbe radere a qualcuno metà viso, ma senza dirgli quale», suggerisce. La barba può avere anche effetti meno scontati. Catherine Maloney e altri quattro ricercatori di varie università statunitensi hanno condotto uno studio sulle reazioni dei gatti alla vista di uomini barbuti. Agli animali sono state fatte vedere cinque fotografie di uomini con barba e sono state misurate le reazioni (battito cardiaco, frequenza respiratoria, dilatazione delle pupille, comportamento). Il risultato? Ai gatti non piacciono gli uomini con la barba lunga, specie se scura.

Sanguisughe alcolizzate
Dai gatti ai vermi. La ricerca di Anders Baerheim e Hogne Sandvik, dell’università di Bergen, in Norvegia, ha per titolo: “Effetto di birra, aglio e panna acida sull’appetito delle sanguisughe”. Le ripugnanti bestiole sono ancora utilizzate in microchirurgia per rimuovere il sangue dalle suture. «Solo che a volte le sanguisughe si rifiutano di fare il loro lavoro», scherzano i due. Quale rimedio adottare per stimolarne l’appetito? L’immersione nella birra ha avuto come unica conseguenza di vedere le sanguisughe perdere la presa e cadere poi sul dorso. Anche la panna acida, spalmata sulla pelle, ha dato risultati deludenti. L’aglio, invece, ha richiamato irresistibilmente le sanguisughe. Ma l’attrazione è stata fatale: sono morte per avvelenamento poche ore dopo. «Se l’aglio attira le sanguisughe, probabilmente ha lo stesso effetto anche sui vampiri, contrariamente a quanto si pensa », commentano i due studiosi.

Toast gravitazionali
Parlando di appetito, non si può trascurare l’opera di Robert Matthews, volta a stabilire se è vero che i toast che sfuggono dal piatto hanno la naturale tendenza a cadere per terra sul lato imburrato. Matthews, fisico alla Aston University di Birmingham (Inghilterra), ha dimostrato con una pubblicazione sull’European Journal of Physics che la rotazione indotta dal bordo del piatto è insufficiente a far compiere al toast una capriola completa prima di toccare terra. Ma non c’è da disperare: l’astuto scienziato ha già escogitato alcune soluzioni. Per esempio mangiare su tavoli alti 3 metri, o ridurre le dimensioni dei toast, o imburrare il lato inferiore.

Cd nel forno a microonde
Anche un colosso dell’elettronica come la Digital si è occupato di alimenti. Un gruppo di ingegneri guidati da Bill Hamburgen ha redatto un rapporto sul modo migliore di ottenere luce da un cetriolo sottaceto. Inserendovi elettrodi di ferro e facendo passare una corrente alternata, l’ortaggio s’illumina. In prospettiva, si potrebbe pensare di sostituire i filamenti delle lampadine con i cetriolini, se non fosse che i sottaceti elettrificati puzzano. Effetti luminosi altrettanto spettacolari li ha ottenuti Patrick Michaud con gli acini d’uva. Opportunamente tagliati e posti in un forno a microonde, sprizzano fiamme e scintille per vari secondi. Sebbene Michaud studi alla Texas A&M University, non se la sente di assumersi responsabilità: «Se il vostro microonde salta in aria e la casa prende fuoco, chiamate i pompieri, non me». Il fascino delle microonde ha attratto anche Peter Jaspers-Fayer, dell’università di Guelph (Canada), che ha voluto indagarne gli effetti su un compact disc. La superficie si screpola mentre il forno è inondato da lampi di luce. «Sembra l’astronave Enterprise di Star Trek colpita da un fascio di energia romulana», dice Jaspers-Fayer.

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Un attimo di relax #187

Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

“La colazione dei campioni.”

L’intuizione di una donna è molto più vicina alla verità della certezza di un uomo.” ~ Rudyard Kipling

Libro della settimana:

Ascolta e... Mangia - Libro

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