Psiche e Soma

Ricette per una vita migliore!

Le più clamorose sofisticazioni alimentari della storia.



parmisan

Quando una legge del 1953 s’è preoccupata di vietare nella preparazione dei dadi da brodo sostanze in putrefazione, residui vari e anche “l’uso di crisalidi del baco da seta”, ha svelato – nel negarne la liceità – l’esistenza di pratiche di produzione alimentare non in linea col comune buon gusto. Anzi, con il gusto e basta.
Durante il boom economico fanno scalpore in Italia tanti casi di ditte che mettono in atto trucchi e alterazioni da commedia italica anni Settanta, degne dell’industriale Del Noce in Giovannona Coscialunga disonorata con onore (Sergio Martino, 1973) che produce formaggi in modo così mefitico da inquinare tutto un fiume, cercando poi di corrompere l’onorevole Pedicò. Parti indicibili di animali per la produzione di alimenti, sostanze minerali per impasti vari, mammiferi e roditori di varia specie finiti in ragù in scatola sono di volta involta affiorati nei titoli dei giornali.

Anni Ottanta.
Alcuni casi di sofisticazioni attuate da aziende blasonate e di dimensioni e notorietà ragguardevoli fanno segnare una svolta nella reattività del pubblico. Non più estemporanee furberie di commendatori cascaci, bensì alterazioni sistematiche dei processi produttivi. Una notissima marca di formaggio spalmabile è rimasta coinvolta da uno scandalo riguardante la povera qualità degli ingredienti di base e l’igienicità dei metodi di lavorazione. Clamore ha poi fatto l’impiego, da parte di un produttore di un olio di serni, di oli di sansa di infimaa qualità. Le campagne pubblicitarie erano per giunta incentrate su un messaggio salutista, basate sull’efficace sequenza di un vispo quarantenne che salta d’un balzo uno steccato; immagine parecchio stridente con le qualità reali del prodotto reclamizzato.
Nel marzo 1986 il vino al metanolo uccide 27 persone, con centinaia di cecità permanenti e ricoveri, danni miliardari per l’intero settore vitivinicolo italiano a causa del crollo di consumi ed esportazioni. Come se n’è usciti? Nell’immediato con misure d’emergenza, non inerenti ai metodi di produzione quanto fiscali e procedurali. A lungo termine, invece, con la scelta molto saggia di puntare sulla qualità e su un’immagine di eccellenza del vino sia per il mercato interno che per l’estero. Rivolgendo i propri sforzi non a escogitare trucchi e sofisticazioni, bensì a valorizzare produzioni ottime e autentiche, l’industria enologica nazionale ne è venuta fuori. Proprio a seguito di quella tragica esperienza inoltre è nato l’Ispettorato centrale repressione frodi presso il Ministero delle Politiche agricole. Con un organico di 600 persone, 22 uffici periferici, 230 ispettori, 120 chimici e 22 laboratori sparsi in tutte le regioni, ogni anno da allora esegue migliaia di controlli sugli alimenti e sulle materie prime, compresi i mangimi. Sarà pure un organico insufficiente, di fronte alla gigantesca mole di prodotti da controllare, alle norme da far rispettare e alle insidie delle frodi sempre più sofisticate, ma…

Oggi.
Nell’ultimo decennio il fenomeno delle sofisticazioni è come se si fosse polarizzato verso opposte dimensioni. Marche medio-grandi coinvolte, nessuna. Continuano a esserci alterazioni sistemiche – legali – di intere categorie di prodotti, tra cui olio e succhi di frutta. Continuano d’altro canto ad affiorare piccoli casi locali di singoli bottegai o piccoli produttori particolarmente intraprendenti: acido nicotinico nella carne trita per mantenerla rossa, ormoni vietati nel latte, fette di tonno fresco irrorate di monossido di carbonio per ritardarne l’imbrummento, oli di semi colorati con clorofilla e insaporiti con betacarotene per spacciarli come extravergini, vino fatto con alcol denaturato, mozzarelle fatte senza latte… Ai colpevoli si contestano, a vario titolo, le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla frode in commercio, alla contraffazione e commercializzazione di sostanze alimentari preparate in modo pericoloso per la salute pubblica.
Negli ultimi trent’anni si possono così individuare alcuni elementi comuni ai più ignobili casi di alterazione illecita del nostro cibo:
– si tratta di alimenti di massa, di grande produzione;
– si tratta di prodotti reclamizzati;
– e infine non sono passati inosservati: sono comunque stati scoperti.

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1 Comment

  1. Paolo

    Quindi sono stati scoperte negli utlimi 30 anni sofisticazioni alimentari da parte di grandi aziende che producono prodotti reclamizzati.

    Se non fossero state scoperte, ovviamente, non lo sapremmo.

    E tutti i prodotti sofisticati che non sono stati scoperti, magari perchè non reclamizzati o prodotti da medie e piccole imprese?

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