Lo portiamo sempre con noi, anche se sarebbe meglio dire che è lui che porta noi. Esiste nella versione “della lavandaia”, “del prete” e “del saltatore”. Chi deve farsi perdonare ci cammina sopra, mentre chi si annoia può averne due pieni di latte. E quando si rompe, come è successo a Fidel Castro e a Roberto Baggio, sono guai. È il ginocchio, una delle articolazioni più complesse del corpo umano, capace di tenerci in piedi, di farci correre, nuotare, saltare e volare in alto su un’altalena. In due parole, capace di sostenere il nostro peso e di far muovere il nostro corpo.

Sinonimo di guancia?
Un’articolazione fondamentale nella vita di tutti i giorni, quindi. Il suo nome deriva da un diminutivo, il cui significato iniziale era “piccolo ginocchio, ginocchino”. Gli antichi Romani, infatti, il ginocchio lo chiamavano solo genu. Poi prevalse l’uso di geniculum (che nel Medioevo divenne genuculum), probabilmente perché la parola “genu” si confondeva con un altro termine indicante una parte del corpo, cioè “gena”, che vuol dire guancia. Non in tutte le lingue derivate dal latino è andata così, tant’è che in francese ginocchio si dice genou, che si pronuncia proprio “genù”. La parola ginocchio, dunque, non ha niente a che spartire con le altre parole italiane che contengono “gin”, come ginecologo o androgino, perché queste non derivano dal latino, ma dal greco, in cui gynè vuol dire donna. Ma proprio perché deriva dal latino, ginocchio al plurale finisce in “a”, come succede a dito, grido, osso e a tante altre parole che in latino sono neutre. Per questo si dice “le ginocchia”, anche se per l’Accademia della Crusca va considerata corretta anche la forma “i ginocchi”. Del resto, se in Italia ci sono ben 182 famiglie Ginocchio, i Ginocchi sono 74 mentre non si trova nessun Ginocchia negli elenchi telefonici di tutto il Paese.

Un mini-scandalo
Il ginocchio è importante anche nella moda. È rimasto rigorosamente al coperto per secoli, un inno alla castità muliebre fino a quando, intorno agli anni ’20 del secolo scorso, Gabrielle Chanel detta Coco accorciò una prima volta le gonne sino al ginocchio. Nell’epoca del Charleston l’abito femminile, un tubino corto e dritto, giocherà con un “ti vedo-non ti vedo” del ginocchio grazie a frange e perline. Poi, nel difficile dopoguerra, tornerà rigorosamente coperto, finché nel 1964 Mary Quant creerà la minigonna, scandalizzando il mondo. Nei maschi invece il ginocchio restava scoperto per tutta l’infanzia: pantaloni corti e calzettoni anche d’inverno, fino al giorno della prima comunione, quando si indossavano i primi pantaloni lunghi. La scelta aveva motivazioni economiche: con bambini che si buttano per terra, lottano e vanno in bicicletta, il pantalone lungo era a particolare rischio sulle ginocchia, mentre quello corto durava di più. Almeno fino all’arrivo della resistente tela da jeans, quindi, meglio sbucciarsi un ginocchio che strappare il pantalone.

Noia… alle ginocchia
E la lavandaia, che c’entra? Il famoso ginocchio della lavandaia, o ginocchio del prete, è un danno da prolungato inginocchiamento, una malattia professionale, insomma. In sostanza è un’infiammazioni a livello della rotula che provoca un versamento di liquidi all’interno dell’articolazione. In questo caso si tratta di acqua nel ginocchio, mentre il famoso “latte alle ginocchia” è solo un modo di dire, che significa che qualcuno si sta annoiando mortalmente. Secondo alcuni linguisti, l’espressione sarebbe molto antica e deriverebbe dall’immagine del seno che si allunga, per la noia, fino al ginocchio. Invece sull’origine dell’espressione “le ginocchia mi fanno Giacomo-Giacomo” ci sono più ipotesi: potrebbe derivare da “ciac ciac”, cioè dal suono di due gambe stanche dopo un lungo cammino. Oppure potrebbe essere san Giacomo (Santiago) di Compostela (in Spagna), da cui i pellegrini si recano in pellegrinaggio sin dal Medioevo, percorrendo l’Europa a piedi.

Fra due giorni la seconda parte! Se ti va, nella parte destra del blog puoi cliccare sull’elefantino per iscriverti ai feed o puoi inserire la tua email per ricevere gli articoli nella tua posta elettronica!

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