I braccialetti di rame per curare l’artrosi: funzionano o no?

Quante volte abbiamo visto in vendita i famosi braccialetti magnetici che curerebbero i dolori articolari?
Oggetti in rame, oppure magnetici, che, a dire dei venditori e di una diffusa convinzione radicata in decenni, aiuterebbero a lenire le sofferenze date dall’artrosi.
I sostenitori delle terapie alternative rivendicano l’efficacia di questi bracciali sostenendo che il metallo, assorbito attraverso la pelle, abbia una notevole azione antinfiammatoria.
Per quelli magnetici il beneficio deriverebbe dall’azione rilassante esercitata sui vasi sanguigni.
Poiché questi oggetti sono diffusi in tutto il mondo, un ricercatore dell’Università di York, Stewart Richmond, ha condotto uno studio molto approfondito per verificarne l’ efficacia.
La ricerca è stata condotta con tutti i criteri necessari per garantire la sua accettabilità dal punto di vista scientifico e ha coinvolto 45 partecipanti, tutti ultracinquantenni, con dolori riconducibili a forme di artrosi.
Ad ognuno di loro è stato consegnato un braccialetto, ma non è stato specificato se si trattasse di un oggetto magnetico o di rame, e hanno dovuto indossarlo per quattro mesi.
Durante questo periodo i braccialetti venivano cambiati ogni mese , con un ordine casuale: i pazienti ricevevano quindi ogni mese un braccialetto fra i quattro in studio: uno di rame, due magnetici e uno “placebo”, né magnetico né contenente rame.
Il grado di dolore e di rigidità delle articolazioni artrosiche è stato rilevato e misurato con scale riconosciute a livello internazionale e il risultato è stato molto chiaro: nessuno dei 45 partecipanti alla ricerca ha mostrato neppure il minimo beneficio nel periodo in cui ha indossato il bracciale, di qualsiasi tipologia quest’ultimo fosse.
Allo stesso modo è stato riscontrato che non è affatto diminuita la necessità dei pazienti di ricorrere a farmaci per lenire il dolore e la rigidità degli arti.
Il dottor Roberto Caporali, professore associato di Reumatologia all’Università di Pavia, analizza così la ricerca:
“Il problema di queste cure “non convenzionali” è che non ci sono studi scientifici che ne supportino l’efficacia. Inoltre l’artrosi è una patologia che non si presta facilmente alla valutazione dell’efficacia di questo tipo di dispositivi, proprio per la natura altalenante del dolore che li caratterizza”.
In linea generale il presupposto più importante per curare l’artrosi è una diagnosi tempestiva e corretta: molto spesso i dolori diffusi, dopo una certa età, vengono attribuiti all’artrosi, ma non è sempre così.
Caporali spiega: “In caso di sovrappeso bisogna stimolare la perdita di peso e occorre promuovere una moderata attività fisica. E’ molto importante anche la fisioterapia. Sulle terapie fisiche, come magnetoterapia o ultrasuoni, non ci sono dati inequivocabili, tuttavia pare che in alcuni casi possano dare giovamento meglio se associate a un programma di allenamento di rinforzo muscolare.”
Questi dispositivi, quindi, non hanno alcun effetto benefico. Certo, non fanno male, ma chi decide di acquistarli deve sapere che non andrà incontro a nessun miglioramento.
Cosa non da poco, se si pensa che il business della terapia magnetica fattura 4 miliardi di dollari all’anno.
Fonti: ScienceDirect, Corriere della Sera, Elsevier










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Certo la fede produce talvolta miracoli ma più spesso quattrini.
L’azione di questi “oggetti” quando influenza realmente, non si esplica nella direzione indicata dallo studio. Le tesi dei sostenitori fanno acqua, l’assorbimento sistemico del rame se ci fosse potrebbe essere nocivo, e l’effetto sulla circolazione….. Magari.
Fa acqua anche lo studio fatto dai medici “indirizzato al non risultato”. Già il sistema a rotazione lascia il tempo che trova, andava fatto un doppio ceco e per un periodo più lungo dei 30 giorni. Almeno 45.
Poi più che le scale di valutazione del dolore ,difficili da interpretare anche per i pazienti, andavano fatti altri test, magari più scientifici, misurando dati oggettivi, e non confusi.
Se i braccialetti fossero indossati sulle due braccia o sulle due caviglie, forse qualcosa di misurabile potrebbe risultare, se non c’è variazione sullo stato non c’è possibilità di adattamento e quindi di miglioramento. Sul fatto che non esistano studi specifici, non è nemmeno vero. Un famoso ortopedico francese B. Bricot usa delle solette ad azione galvanica, che agiscono (dimostrabile) sul riallineamento posturale, e di conseguenza sui fastidi. poi può essere che le patologie indagate non abbiano una relazione diretta con l’oggetto dello studio, nelle medicine popolari non si ha la cognizione di malattia ma quallo di malessere, non si sa se il rimedio funziona per l’artrite reumatoide (magari) o per i reumatismi. Questo detto per enfatizzare il concetto.
Sulla terapia magnetica, poi,la gente non è fessa, i 4 miliardi di dollari non li spendono solo i boccaloni, bisogna utilizzare bene i mezzi. La difficoltà è che non sono mezzi ad ampio raggio come può esserlo l’aspirina, può essere che a me per alleviare quel dato disturbo fanno bene in testa, dietro l’orecchio, ad un’altro fanno bene se messi sull’indice, la difficoltà è nel capire come usarli e non è facile. Non possono essere utilizzati in area medica perchè non rispondono al requisito base “cura certa”.
Un mio caro amico, ora ottantenne, ha prevenuto l’artrosi mangiando per anni le ortiche selvatiche. I rimedi naturali, se funzionano hanno bisogno di tempo.