Ecco la terza parte del post in cui si parla di anestesie e risvegli. La prima parte la trovate QUA, la seconda QUA.

Capire se il paziente è sveglio si può: così…
Esistono diverse tecniche per stabilire l’intensità raggiunta dall’anestesia. Ed eventualmente accorgersi se il paziente si sta svegliando. La più semplice si basa sull’elettroencefalogramma. Seguendo il tracciato elettroencefalografico (che registra l’attività elettrica del cervello) è infatti possibile verificare se vengono emesse le onde tipiche della fase di veglia. Gavin Kenny, un anestesista del Healthcare international hospital scozzese ha da qualche anno introdotto una variante che rende la tecnica più sicura: invia ogni minuto stimoli sonori in cuffia al paziente e controlla sull’elettroencefalografo se c’è una reazione di risposta. Un altro sistema per verificare se il paziente si sta svegliando è controllare la capacità di contrazione del muscolo che sovrintende al passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco, uno dei primi a superare gli effetti dell’anestesia. Il fisiologo Mike E. Tunstall nel 1977 ha messo infine a punto una tecnica detta “dell’avambraccio isolato”. Al braccio del paziente viene stretto un manicotto simile a quello normalmente usato per misurare la pressione arteriosa. Con questo sistema si blocca l’afflusso alla mano del farmaco curarico usato per l’anestesia. I muscoli della mano rimangono così “svegli”. Nel corso dell’operazione, l’anestesista invia poi all’orecchio del paziente, per mezzo di un auricolare, semplici ordini come “muovi l’indice”. Se il paziente ubbidisce, vuol dire che ha sentito l’ordine e che quindi il suo cervello è vigile. C’è un unico limite al metodo Tunstall: ogni tre minuti bisogna stimolare il nervo ulnare, che passa nell’avambraccio, per evitare che l’eccessiva compressione crei problemi alla circolazione nel braccio.

Locale o totale: come agisce
L’anestesia ha lo scopo di eliminare la sensibilità al dolore. Questo risultato si ottiene “isolando” i nervi in modo che le sensazioni dolorose non raggiungano il cervello. L’anestesia totale impedisce anche di avere coscienza di quello che accade. Oggi si praticano però anche varie anestesie che consentono di rimanere svegli.
Anestesia tronculare
Si può considerare un’ anestesia locale allargata. Isola tutti i recettori del dolore a valle di un tronco nervoso: per esempio, per isolare la branca sensitiva del nervo sciatico in caso di interventi sulla gamba
Anestesia locale
Si ottiene con piccole iniezioni di farmaci anestetici nella zona cutanea interessata. Si usa per interventi chirurgici di portata limitata.
Anestesia subaracnoidea
Come la peridurale, blocca il nervo spinale, ma l’anestetico viene iniettato oltre le meningi, le membrane che proteggono il sistema nervoso. Si pratica nel caso di interventi addominali impegnativi.
Anestesia peridurale
Isola un nervo spinale a partire dal suo innesto in prossimità del midollo. Elimina la sensibilità al dolore verso il basso a partire dal punto di innesto del nervo. Si usa per interventi in zone al di sotto dell’addome, per esempio, nel parto cesareo: la madre non avverte dolore ma può seguire il parto.

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