Psiche e Soma

Ricette per una vita migliore!

Dove nasce la fame. Parte 1



L’uomo ha bisogno di mangiare. Come ogni altro essere vivente. E la sua “vita alimentare” può essere interpretata proprio come un susseguirsi di episodi: a una fase di fame fa seguito sempre un periodo, più o meno lungo, di sazietà, che si mantiene fin quando non ritorna il desiderio di mangiare. Il meccanismo che regola questo equilibrio nasce dalla presenza contemporanea di diversi fattori: segnali interni (come il senso di riempimento dello stomaco, o l’innalzamento della glicemia, cioè i livelli di glucosio nel sangue, nel dopo pasto), ma anche variabili ambientali, come per esempio l’ appetibilità del cibo, che è un fattore anche culturale, cioè acquisito: in genere, un piatto di pastasciutta fumante o una fetta di torta stimolano più di due mele.

Tanti messaggi da decodificare
In tutti i casi, esiste una centrale operativa che regolamenta e coordina tutti questi segnali. E’ l’ipotalamo, un organo che si trova all’interno del cranio, più o meno dietro agli occhi: ha il compito di decodificare i messaggi che giungono al cervello e inviare i messaggi di risposta. Ebbene, sembra che proprio nell’ipotalamo ci siano i sistemi regolatori dell’alimentazione: innanzitutto i “centri della fame”, che se stimolati spingono l’animale ad assumere altri alimenti, e che si trovano nei nuclei ventrolaterali. L’azione di queste strutture nervose è compensata da quella dei “centri della sazietà”, che si trovano al centro dell’organo, e che arrestano l’introduzione del cibo. Se negli animali da esperimento viene distrutta la parte dell’ipotalamo dove si trova il centro della sazietà, si ha come risultato l’introduzione di grandi quantità di cibo, e l’obesità. Nell’uomo esiste una rara malattia, la sindrome di Kleine- Levin, che si manifesta proprio con aumento dell’appetito e tendenza a dormire più del normale, ed è dovuta proprio a una lesione di questa parte dell’ipotalamo.

Fame da glucosio
L’ipotalamo dunque ha la funzione di recepire i segnali che arrivano dal corpo, e di convertirli in stimoli. L’organismo infatti invia una serie di indicazioni metaboliche, ormonali o più semplicemente nervose, che guidano l’introduzione del cibo. Per esempio, alla fine di un pasto si ha naturalmente un innalzamento della glicemia, che non viene completamente compensato dalla produzione di insulina. Secondo la “teoria glucostatica” il cervello sarebbe in grado di registrare questa aumentata presenza di glucosio nel sangue e quindi di bloccare l’ulteriore apporto alimentare. Come? Facendo “passare la fame”. La glicemia, dunque, rappresenta un efficace e semplice segnale per l’organismo: in caso di digiuno il glucosio scende, e si sente allora il bisogno di reintegrare le riserve con un pasto, che a sua volta termina non appena i valori glicemici crescono.

Fra due giorni la seconda parte! Se ti va, nella parte destra del blog puoi cliccare sull’elefantino per iscriverti ai feed o puoi inserire la tua email per ricevere gli articoli nella tua posta elettronica!

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2 Comments

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