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Cosa succede quando digiuni?



fame

Nello stato di digiuno, un individuo dipende totalmente dai substrati endogeni (cioè dai nostri magazzini di zuccheri e grassi) per la produzione di energia. In questo caso, la sopravvivenza dipende dalla rapida mobilizzazione del glucosio come substrato energetico per il sistema nervoso centrale, e dei grassi, per soddisfare le necessità ossidative degli altri tessuti. Durante il digiuno, si verifica anche un caratteristico aumento della degradazione delle proteine ad aminoacidi. Questo stato metabolico viene definito anche di catabolismo, poiché i depositi di grassi, carboidrati e proteine vengono tutti ridotti.
In queste condizioni il glucosio plasmatico origina soprattutto in conseguenza dell’aumento della glicogenolisi epatica (quindi si usa lo zucchero immagazzinato sotto forma di glicogeno nel nostro fegato).

Tuttavia, poiché i depositi di glicogeno epatico vengono rapidamente depleti (12-15 ore), si rende necessario anche un rapido aumento della gluconeogenesi (formazione di nuovo glucosio) per alimentare il metabolismo del sistema nervoso centrale. A questo scopo vengono usati circa 75-100 grammi al giorno di proteine muscolari, la cui degradazione da origine a precursori del glucosio. Nel tessuto adiposo viene incrementata l’idrolisi dei trigliceridi ad acidi grassi, i quali vengono captati dal muscolo e utilizzati per l’ossidazione o contribuiscono alla gluconeogenesi preservando in tal modo glucosio. Inoltre aumenta l’attività della lipoproteina lipasi muscolare, al fine di facilitare la captazione di trigliceridi da ossidare; al contrario, l’attività lipoproteina lipasica diminuisce nel tessuto adiposo per ridurre la captazione di trigliceridi che verrebbero indirizzati nei depositi. Per semplificare: quando si digiuna si consumano sia i grassi (bene) sia i propri muscoli (male…).
Una parte degli acidi grassi captati dal fegato viene ossidata, dando origine a notevoli quantità dei chetoacidi idrosolubili che sono usati dai muscoli al posto degli zuccheri e, in definitiva, tendono a ridurre il consumo di glucosio da parte del sistema nervoso centrale.
Gli adattamenti metabolici sopra descritti si riflettono anche sui livelli di questi substrati nel sanguei: si osserva, infatti, una diminuzione delle concentrazioni plasmatiche di glucosio e di alanina (il principale aminoacido gliconeogenetico), mentre, al contrario, le concentrazioni degli acidi grassi liberi, del glicerolo e degli amino acidi ramificati (come la leucina) aumentano. Gli elevati livelli di chetoacidi presenti nel plasma determinano una tendenza all’acidosi metabolica e provocano una lieve riduzione del pH ematico. La maggior parte di questi adattamenti è mediata da modificazioni ormonali, particolarmente dalla diminuzione di insulina e dall’aumento del glucagone.Se il digiuno si prolunga per un periodo di tempo superiore a pochi giorni, si verificano altri importanti fenomeni di adattamento. La spesa energetica totale, che riflette sul metabolismo basale, si riduce del 10-20% consentendo il mantenimento dei depositi energetici. In queste condizioni si osserva una riduzione di circa due terzi dell’utilizzazione di glucosio da parte del sistema nervoso centrale e questa quota energia viene fornita dai chetoacidi. Questo fondamentale cambiamento consente una notevole riduzione della gluconeogenesi, com’è dimostrato dalla riduzione della degradazione delle proteine a valori attorno ai 25-30 grammi al giorno. Nel digiuno prolungato, il peso corporeo diminuisce di circa 300 gr/giorno: 2/3 di quota sono a carico dei grassi, mentre il restante terzo è rappresentato da tessuto magro. Di quest’ultimo, 25% sono proteine e ben 75% è rappresentato da acqua ed elettroliti intracellulari. Nel digiuno prolungato, gli acidi grassi forniscono fino al 90% del totale della spesa energetica.

Un individuo di peso normale può, mantenendo sufficiente l’apporto idrico sopravvivere per più di 60 giorni in condizioni di digiuno totale, dopo di che si esauriscono i deposti di grassi, si osserva una brusca accelerazione della degradazione proteica e sopravviene la morte.

Quando si ripristina una normale alimentazione il flusso dei substrati si inverte: il glucosio plasmatico origina dai carboidrati della dieta, gli acidi grassi dai lipidi della dieta e gli aminoacidi dalle proteine. Ogni substrato viene quindi immagazzinato come descritto in precedenza e l’individuo è pertanto in uno stato di anabolismo.

A voi è mai capitato di digiunare? Se si, perchè?
Io non ci riesco… mi viene troppa fame!

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4 Comments

  1. el mehdi

    Beh in quanto musulmano si! digiuno per un fatto religioso (chiaro)
    la fame e un fatto secondario…
    ti dirò una cosa nell’islam prima di digiunare bisogna deciderlo il giorno prima…
    Ho notato che se decido di digiunare il giorno stesso ovvero appena mi sveglio Esempio le 8 del mattino non faccio in tempo ad arrivare a mezzogiorno che già sento i crampi allo stomaco per via della fame
    ma se al contrario lo decido il giorno prima nn ho nessun tipo di problema con la fame e arrivo alle 7 della sera che la fame nn e o la ben che mina traccia! nonostante io lavori (al forno a 300 gradi ad agosto)
    quindi e anche un fatto psicologico
    vorrei sapere se qualcuno a mai sentito di una terapia che usano in germania per quanto riguarda le modalità di curare un tumore col digiuno…

    • senza nome

      Quello che praticano i mussulmani non è alcun digiuno. Non poter mangiare ne bere di giorno ma poi poter ingozzarsi e bere in quantità di notte non ha niente a che fare con il digiuno vero. Quello praticato ad esempio da alcuni sacerdoti indu o comunque da chi si astiene al cibo sia di giorno che di notte per un lungo periodo.

      Nella religione mussulmana, il digiuno è previsto soltanto nelle ore di giorno, spiegatemi che digiuno è quello?

      Premetto che non ho assolutamente niente contro la religione mussulmana o quant’altro, ma semplicemente mi infastidisce che si definisca questo un digiuno. Se devi digiunare non mangiare ne di giorno ne di notte. Digiuno significa astinenza totale del cibo.

      Lo dico perché, per rispondere a chi ha scritto l’articolo (complimenti veramente interessante e ricco di informazioni), io oggi è il 3 giorno che non tocco cibo. Ne di giorno ne di notte. Bevo molta acqua e una cialda di caffè la mattina. Lo faccio per capire i miei limiti, per rafforzare lo spirito la mente il corpo. Cerco di andare oltre al piacere e raggiungere nuove frontiere. Mi aiuto parecchio con la meditazione e conto di raggiungere almeno i 10 giorni di totale astinenza.

      Il problema è la debolezza che si viene a creare. Lavorando pesantemente è dura fare questo tipo di scelta.

      Ma per temperare il mio spirito ed il mio corpo, faccio volentieri questo e altro.

      E molto interessante lo sviluppo drastico che hanno i sensi dell’olfatto in questo periodo. Gli odori sono percepiti in maniera molto più intensa e a distanza veramente notevole (sopratutto se si tratta di cibo).

      Un saluto.

  2. Thubten

    Complimenti per l’interessante e ben fatto articolo.
    Desidero rispondere alla provocatoria e simpatica battuta del redattore dell’articolo stesso:
    | “Io non ci riesco… mi viene troppa fame!”

    Si ha fame nei primi 2-3 giorni, fino al completo esaurimento del glucosio “di riserva” (Glucosio sierico, poi glicogeno muscolare ed epatico)poichè in questa prima fase l’ormone che smaltisce il glucosio è l’Insulina.

    Successivamente, come in parte spiegato dall’articolo, si innesca un processo biochimico definito “lipolisi” con formazione soprattutto di chetoni, glucosio, glicerolo, e da quel momento la formazione di Insulina non è più necessaria all’organismo ed infatti cessa quasi del tutto, poichè l’energia viene presa dalle altre fonti derivate dalla demolizione dei grassi (ed in parte dai muscoli)
    Ebbene, quella che produce il senso di fame è proprio l’Insulina, ed infatti nel periodo di Chetosi non si ha fame.
    In tale periodo comunque pur non avendosi quantità eccessive di Glucosio circolante una quota parte viene comunque prodotta dalla demolizione dei grassi, ed è questo che mantiene in equilibrio la chetosi senza “farla partire” a livelli eccessivi (come avviene in situazioni patologiche, come nei Diabetici di tipo I, nella condizione drammatica chiamata “Chetoacidosi”).
    I corpi chetonici, inoltre. oltre ad essere un eccellente “carburante” per il Sistema Nervoso Centrale, hanno un effetto psicostimolante ed altro … il chè, assieme forse anche alla formazione di neuromediatori come gli endocannabinoidi quali il N-arachidonoil-fosfatidiletanolammina e l’Anandamide prodotti dalla degradazione dei fosfolipidi di membrana, spiegherebbe la facilità con cui i digiunatori possono pervenire ad esperienze mistiche. Con ciò non voglio negare la validità dell’esperienza mistica, anzi, ritengo che la Mente sia tutto, anzi, voglio dire semplicemente che il digiuno attivando quei meccanismi potrebbe essere un “facilitatore” di tali esperienze, un “apertore di cancelli” ad altre forme di percezione e di stati di coscienza.
    Spero che il mio contributo possa essere stato utile.

  3. Thubten

    Errata corrige, non “apertore …” ma “apritore di cancelli”

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