Psiche e Soma

Ricette per una vita migliore!

Category: dipendenze

Gratta e perdi

Per tassare i cittadini senza che se ne accorgano, molti governi puntano sulle lotterie. Con gravi conseguenze. Ecco quali. E un po’ di consigli per perdere meno e non essere scalognati

Nessun Paese sembra immune alla febbre dell’azzardo, e nessun governo rifiuta più di partecipare a un giro d’affari, calcolando che, ad esempio, con il fatturato del gioco in Italia del 2010 si sarebbe potuta salvare la Grecia!
– Più dollari = più guai
Parallelamente, però, cominciano i problemi. In Inghilterra, per esempio, due ragazzi su tre sono giocatori di lotterie istantanee (pur essendo il gioco vietato ai minorenni), come ha segnalato il quotidiano “The Independent”. Alla denuncia si associa Emmanuel Moran, responsabile del Comitato nazionale britannico per il gioco d’azzardo:«Vendere biglietti del gratta- e-vinci ai minorenni», dice, «finirà per produrre adulti dipendenti dal gioco». Alcune persone, poi, sarebbero particolarmente esposte a questo rischio: sembra che sia la carenza di un certo ormone, la noradrenalina, a indurre alla ricerca di emozioni forti, come quelle date dal gioco.
Che poi la sindrome del giocatore patologico sia analoga all’alcolismo ormai è riconosciuto da psichiatri e psicologi di tutto il mondo. Ma soltanto in Svizzera hanno classificato ufficialmente la dipendenza dal gioco come una malattia. Ed è anche una malattia piuttosto strana, come ha scoperto la psicologa Lucia Giossi, dell’università Cattolica di Milano: «Il giocatore, anche se sostiene di voler vincere, in realtà gioca per perdere. Gioca per raccontarsi nelle sue perdite». Lo confermano due ricercatori dell’università dell’Illinois, Charles Warren e Bruce McDonough, che hanno sottoposto a elettroencefalogramma alcuni giocatori compulsivi. «Nei giocatori normali i “picchi” di attività cerebrale si hanno dopo le vincite, in quelli compulsivi succede il contrario: appena vincono, l’attività cerebrale declina», dice Warren. Come uscire, dunque, dal “tunnel” del gioco patologico? Farmaci non ce ne sono, ma all’estero esistono organizzazioni specializzate, come i Gamblers anonymous (simile agli Alcolisti anonimi) negli Usa, o Sos Jouers in Francia. E in Germania ci sono 80 centri di disintossicazione, in genere presso i reparti psichiatrici degli ospedali.
Dipendenza.
Il “mal d’ azzardo”, comunque, colpirebbe in forme più o meno gravi soltanto il 5 per cento dei giocatori abituali. Gli altri sono persone perfettamente razionali, pur essendo disposte di tanto in tanto a compiere un atto contrario alla logica: ogni gioco, infatti, è studiato per far perdere la maggioranza dei giocatori. A dirlo è la teoria delle probabilità, nata nel Seicento dagli studi del matematico Blaise Pascal, proprio per calcolare i rischi del gioco e le tecniche per vincere. Vediamo a quali conclusioni è arrivata, dopo trecento anni.

– Così si vince
«Il sistema più semplice e più conosciuto è quello del raddoppio, che si può usare con tutti i giochi che danno due possibilità, per esempio rosso e nero alla roulette», spiega Giorgio Dall’Aglio, docente di Statistica all’università La Sapienza di Roma. «Si parte puntando mille lire sul rosso: se si vince si smette, altrimenti si continua puntando una posta doppia, e così via. I problemi? Si deve avere un capitale illimitato, perché se per esempio il rosso non esce per 21 volte consecutive, alla ventiduesima volta si deve puntare più di un miliardo ». E la vincita finale, tenendo conto delle perdite precedenti, rimane di sole mille lire, quindi per accumulare una grossa cifra si deve disporre anche di una vita illimitata.
I ritardi non pagano. Poi c’è il sistema dei ritardi, notissimo agli appassionati del lotto. Consiste nel puntare sui numeri che non escono da molte settimane, contando sul fatto che prima o poi dovranno uscire per forza. «Eh no! Chi la pensa così non conosce la statistica», spiega Domenico Costantini, studioso di Teoria delle probabilità all’università di Genova. «E’ vero, infatti, che è molto improbabile che un numero, diciamo il 13, non esca per cento settimane. Però non è vero che la centounesima settimana abbia maggiori probabilità di essere estratto ». Perché? «Perché, come si dice, “la sorte non ha memoria”. La statistica richiede che le 100 settimane siano scelte a caso. Se si prendono proprio quelle in cui il 13 è mancato, la probabilità è “condizionata”: di conseguenza le formule cambiano, e danno per la centounesima settimana una probabilità che esca il 13 identica a quella che si aveva la prima settimana».
Non frazionate le giocate. Un altro consiglio che arriva dalla statistica è quello di non frazionare le giocate. «Se, per esempio, si vogliono raddoppiare centomila lire alla roulette, conviene puntare tutto sul rosso (o sul nero). Le probabilità di vincere sono circa 49 su 100, un po’ meno della metà perché c’è anche lo zero. Puntando invece 10 mila lire per volta, le probabilità diventano 37 su 100, e in media l’obiettivo si raggiunge in 98 puntate », spiega Dall’Aglio. Il fatto che la puntata secca appaia più rischiosa è solo la dimostrazione di quanto poco affidabile sia il “buonsenso” avendo che fare con l’azzardo.
Sfruttare la psicologia. Una volta capito questo, si può anche cercare di sfruttare la psicologia della maggioranza. Per esempio in lotterie come quella ideata dallo Stato Usa del Massachusetts. Ogni settimana si estraeva un numero di quattro cifre, e il montepremi veniva diviso tra chi lo indovinava: uno studio statistico ha dimostrato che i numeri vicini a 0000 e 9999 venivano giocati raramente. E se uscivano pagavano di più, pur essendo egualmente probabili.

– Danno all’economia
«Il modo migliore di vincere è quello di non giocare », dice Costantini. Ma allora come si spiega il crescente successo in tutto il mondo delle lotterie e delle scommesse? In genere chi gioca lo fa perché desidera vivere in una dimensione irrazionale: il gioco d’azzardo è una classica situazione di scelta in condizioni di incertezza, perché il giocatore non ha informazioni sufficienti e deve quindi basarsi su elementi irrazionali. Questo bisogno di irrazionalità può addirittura danneggiare una nazione, se supera un certo livello. In Inghilterra, per esempio, nel corso del 1995 sono stati dirottati sulla lotteria 5 miliardi di sterline, più di quanto gli inglesi spendono in un anno in libri, o in pane. Secondo stime dell’economista David Mackie, un simile investimento in attività improduttive ha rallentato la crescita economica di mezzo punto percentuale.

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Ansiolitici: lo sapevate che…?


In questo post prendo in esame i farmaci ansiolitici, soffermandomi sul Delorazepam, di cui esiste sia il generico che il commerciale (il famoso “En”). E’ uno degli ansiolitici più venduti al mondo, è un farmaco derivato dalla benzodazepine.

Ci sono alcune informazioni che riguardano questi farmaci che non sempre il paziente riceve al momento della prescrizione, o, se le riceve, è il paziente stesso a sottovalutarle.

Lo sapevate che viene spesso prescritto inutilmente?
Partiamo dalle indicazioni terapeutiche e p
rendiamo i dati dal bugiardino: “Stati di ansia. Squilibri emotivi collegati a stress situazionali, ambientali e ad affezioni organiche acute e/o croniche. Distonie neurovegetative e somatizzazioni dell’ansia a carico di vari organi ed apparati. Sindromi psiconevrotiche. Nevrosi depressive. Agitazione psicomotoria. Stati psicotici a forte componente ansiosa e con alterazioni dell’umore. Disturbi del sonno di varia origine.”
E infine, da notare bene: “Le benzodiazepine sono indicate soltanto quando il disturbo è grave, disabilitante o sottopone il soggetto a grave disagio.”

A questo punto sorge una domanda: chi deve prescrivere l’ansiolitico? Ovvero chi è meglio in grado di diagnosticare uno dei disturbi elencati fra le indicazioni terapeutiche?
I più indicati sono gli psichiatri, i neurologi e i medici di famiglia. Agli altri specialisti, ad esempio quelli che sospettano “somatizzazioni dell’ansia a carico di vari organi ed apparati”, suggerirei solo di indicare l’ansia come possibile causa della patologia che hanno diagnosticato e di indirizzare il paziente presso uno dei tre specialisti prima elencati. I motivi principali, per cui i colleghi delle altre discipline dovrebbero solo indicare la via e non prescrivere il farmaco sono:  la somministrazione va seguita nel tempo; va valutato il percorso che porta alla sospensione; va fatta una visita finale. Ve lo immaginate ad esempio un cardiologo che vi visita per sapere come va l’ansiolitico? Non vi sembra un po’ fuori luogo?

In qualsiasi caso andrebbe comunque fatta una corretta a approfondita anamnesi (soffermandosi sugli aspetti psicologici del paziente) che miri a capire le cause e a trovare le soluzioni adatte ad ogni singolo caso.

La parte che però ritengo fondamentale è quella finale. Siamo certi che le benzodiazepine siano prescritte solo quando il disturbo è grave, disabilitante o sottopone il soggetto a grave disagio? Se fosse così sarebbe difficile spiegare il motivo per cui sono fra i farmaci più venduti al mondo. Un’ipotesi potrebbe essere questa: i medici non conoscono o non si fidano delle alternative. Quali sono? La psicoterapia e/o i rimedi naturali (tra questi i più utilizzati e conosciuti sono la valeriana, la passiflora, il biancospino e l’iperico). Come molte ricerche scientifiche dimostrano (ad esempio “Efficacia della psicoterapia nel trattamento del disturbo di panico con agorafobia” link), non c’è nessuna differenza fra questi rimedi e il farmaco.

Lo sapevate che viene spesso assunto per mesi o per anni?
Adesso vediamo la posologia e modo di somministrazione, s
empre dal bugiardino: “Il trattamento dell’ansia dovrebbe essere il più breve possibile. Il paziente dovrebbe essere rivalutato regolarmente e la necessità di un trattamento continuato dovrebbe essere valutata attentamente, particolarmente se il paziente è senza sintomi. La durata complessiva del trattamento, generalmente, non dovrebbe superare le 8-12 settimane, compreso un periodo di sospensione graduale. In determinati casi, può essere necessaria l’estensione oltre il periodo massimo di trattamento; in tal caso, ciò non dovrebbe avvenire senza rivalutazione della condizione del paziente.

Una domanda: quante persone conoscete che prendono ansiolitici senza sosta da diversi anni? C’è davvero qualcosa che non quadra! Questa è una di quelle informazioni che dovreste sapere tutti, la prima informazione che il medico dovrebbe dare al paziente, preoccupandosi che il paziente l’abbia ricevuta bene sia in prima battuta che nelle successive visite di controllo.  A giudicare dai risultati non credo che sia così.

Lo sapevate che l’assunzione causa una dipendenza difficile da curare?
Vediamo le speciali avvertenze e precauzioni per l’uso, d
al bugiardino: “L’uso di benzodiazepine può condurre allo sviluppo di dipendenza fisica e psichica da questi farmaci. Il rischio di dipendenza aumenta con la dose e la durata del trattamento; esso è maggiore in pazienti con una storia di abuso di droga o alcool. Una volta che la dipendenza fisica si è sviluppata, il termine brusco del trattamento sarà accompagnato dai sintomi di astinenza.
Lo sapevate? Sapevate anche che aumenta con il passare del tempo? Che dopo anni di uso continuato curare la dipendenza da ansiolitici è difficile quanto curare la dipendenza da alcool o droghe?
Infatti i pazienti che sono diventati dipendenti dalle benzodiazepine, alle dosi terapeutiche, normalmente sono accumunati da diverse delle seguenti caratteristiche (cfr. The Ashton Manual):

  • Hanno assunto benzodiazepine su prescrizioni mediche in dosi “Terapeutiche” (normalmente basse) per mesi od anni.
  • Hanno, gradualmente, sentito il bisogno di assumere benzodiazepine per svolgere le normali attività quotidiane.
  • Hanno continuato ad assumere benzodiazepine, nonostante il motivo che ne aveva in origine fatto scaturire la prescrizione fosse cessato.
  • Hanno difficoltà a sospendere l’assunzione del farmaco, o a ridurlo, a causa dell’insorgere dei sintomi da astinenza.
  • Nell’assunzione di benzodiazepine ad emivita breve,  sviluppano sintomi di ansia, tra una somministrazione e l’altra, o hanno un forte desiderio di assumere la dose seguente.
  • Contattano regolarmente il loro medico per ottenere ripetutamente le ricette necessarie per continuare il trattamento.
  • Diventano ansiosi se la ricetta successiva non è subito disponibile. Devono avere sempre con sé il farmaco. Possono assumerne una dose prima di un evento che ritengono possa loro generare stress, o nel caso di dover trascorrere una notte in un luogo diverso dalla solita camera.
  • Possono aver aumentato la dose, rispetto a quella indicata, inizialmente, nella prima prescrizione medica.

Se la risposta a tutte e tre le domande è stata si vi faccio i miei complimenti, siete persone ben informate e probabilmente anche il vostro medico ha saputo fornirvi tutte le indicazioni necessarie. Se invece la riposta anche ad una sola delle domande è risultata negativa ed assumente una benzodiazepina da più di 8-12 settimane, vi consiglierei di tornare dal vostro medico (o da uno specialista) e cercate urgentemente una soluzione.

Bibliografia
Monografia Delorazepam
The Ashton Manual
Articolo scientifico “Efficacia della psicoterapia nel trattamento del disturbo di panico con agorafobia”
Pagina wikipedia Delorazepam

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Test: hai problemi con il gioco d’azzardo?

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Questo test serve per valutare il tuo coinvolgimento con il gioco d’azzardo (di cui abbiamo parlato ampiamente nello scorso articolo). Rispondi Si o NO.

1. Quando giochi, torni spesso a giocare un’altra volta per rivincere i soldi persi?
2. Hai mai affermato di avere vinto soldi col gioco d’azzardo, quando in realtà hai perso?
3. Ritieni di avere (o avere avuto) problemi con il gioco d’azzardo?
4. Hai mai giocato più di quanto volevi?5. Sei mai stato criticato per avere giocato d’azzardo?
6. Ti sei mai sentito in colpa per il tuo modo di giocare d’azzardo o per quello che succede quando giochi?
7. Ti sei mai sentito come se avessi voglia di smettere di giocare, ma non potessi farlo?
8. Hai mai nascosto ricevute delle scommesse, biglietti di lotteria, denaro destinato al gioco o qualsiasi altra cosa riguardante il gioco d’azzardo al tuo coniuge, ai tuoi figli o ad altre persone importanti nella tua vita?
9. Hai mai discusso con le persone con cui vivi sul tuo modo di comportarti nei confronti del denaro?
10. Se hai risposto Sì alla domanda 9): le discussioni sul denaro riguardavano il fatto che giochi d’azzardo?
11 Hai mai sottratto tempo al lavoro (o alla scuola) a causa del gioco d’azzardo?
12 Se hai chiesto in prestito denaro per giocare d’azzardo o per pagare un debito di gioco, da chi o dove lo hai preso in prestito?
a. Dai soldi di famiglia
b. Dal coniuge
c. Da altri parenti
d. Da banche o agenzie di credito
e. Dagli usurai
f. Mettendo all’incasso azioni o altri titoli
g. Vendendo proprietà personali i di famiglia
h. Emettendo assegni scoperti
i. Hai/Avevi un conto aperto con un allibratore
j. Hai/Avevi un conto aperto con un casinò

Se hai risposto di NO a tutte le domande, non hai problemi con il gioco d’azzardo.
Se invece hai risposto SI ad un gruppo da 2 a 4 domande, è possibile che tu possa avere qualche problema con il gioco d’azzardo. Sarebbe utile tu facessi un esame della tua situazione, per evitare conseguenze
indesiderate.
Se hai risposto SI a 5 o più domande, consulta il tuo medico di famiglia. Potresti avere gravi problemi con il gioco d’azzardo.

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Problemi con il gioco d’azzardo?

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Il gioco è un momento importante per ogni persona, giocavamo da piccoli per divertirci e sviluppare più velocemente le nostre capacità, giochiamo da grandi per rilassarci e liberare la mente.
È per divertimento che molte persone praticano il gioco d’azzardo: slot machine, gratta e vinci, poker, bingo, lotto, scommesse sono diffusissimi intorno a noi.
Ma dietro questo tipo di gioco si nasconde un pericolo: il rischio di una dipendenzacapace di avere conseguenze negative per chi gioca e per i suoi familiari. È come una febbre che sale rapidamente e travolge tutto e tutti, senza controllo. Succede molto più spesso di quanto si crede, ma è importante prendere coscienza del problema e sapere che è possibile risolverlo.
In questo e nel post successivo troverai informazioni utili per conoscere i rischi del gioco d’azzardo, capire che giocatore sei o è la persona che hai a cuore, prevenire e soprattutto curare la dipendenza. Così il gioco potrà continuare ad essere un sano divertimento, per tutti.

Tutte le fasi di una febbre che sale.
Non c’è nulla di problematico nel gioco d’azzardo, finché rimane un piacevole passatempo occasionale o anche abituale. Succede, però, che la voglia di giocare si trasformi in un bisogno irrefrenabile che procura dipendenza. Il giocatore diventa quindi patologico trascinando sé e la propria famiglia in un vortice di problemi sempre più grandi. Di seguito un profilo per capire il confine tra un giocatore sano e un giocatore patologico.

L’origine. Perché si gioca d’azzardo?
Le motivazioni che spingono a provare il gioco d’azzardo possono essere tante e diverse.
• Semplice divertimento
• Stare in compagnia
• L’eccitazione del rischio
• Sfidare la fortuna e il destino
• Dimostrare la propria bravura
• Contrastare la depressione
• Evadere dalla routine
• Sognare una vita migliore
• Vincere denaro e migliorare la propria situazione finanziaria o, addirittura, cambiare vita.

Il contagio. Perché si continua a giocare?
Spesso, dietro la reiterazione del gioco, ci sono situazione scatenanti.
• C’è stata una vincita importante
• Si spera di influenzare la realtà e di vincere ancora ricorrendo al pensiero magico
• Si accumulano perdite su perdite.

La febbre. Quando il gioco d’azzardo diventa dipendenza?

Dietro la dipendenza da gioco, ci sono comportamenti e situazioni ricorrenti.

• Il giocatore pensa al gioco in ogni momento della giornata, diventando nervoso, ansioso, irritabile e depresso
• Il giocatore spesso diventa superstizioso, bugiardo e distratto
• Le perdite finanziarie diventano consistenti e per continuare a giocare il giocatore richiede denaro in prestito, fa ipoteche, comincia a vendere beni di famiglia
• Anche a lavoro diminuisce la resa e il livello di attenzione
• La voglia di stare con gli altri diminuisce sempre di più
• Le relazioni in famiglia diventano tese
• Nel giocatore si manifestano i più consueti disturbi legati allo stress: dolori allo stomaco, ulcere, coliti, ipertensione, malattie cardiache, insonnia, perdita dell’appetito, emicranie.

I sondaggi dimostrano che i tentativi di suicidio tra i giocatori d’azzardo patologici sono fino a 4 volte superiori rispetto alla media della popolazione.

Alcuni dati.
Dal 2001 al 2007 la spesa pro capite a favore del gioco è passata da 290 euro a più di 500 euro. In Italia  i giocatori patologici sono stimati tra l’1 e il3% della popolazione adulta.

Dal gioco alla dipendenza in 5 fasi.
Il percorso di un giocatore patologico attraversa diverse fasi, di cui è importante prendere coscienza. Fondamentale è la scelta di mettersi in gioco per uscirne vincente.
1. Fase vincente o della luna di miele.
Il primo contatto con il gioco avviene solitamente insieme a parenti o amici semplicemente con l’obiettivo di divertirsi. L’emozione di una grossa vincita fa dimenticare problemi e preoccupazioni. La sensazione di vincere di frequente aumenta l’eccitazione legata al gioco da cui consegue l’incremento del denaro scommesso e delle giocate.
2. Fase perdente.
Il giocatore continua da solo mentre il suo pensiero è sempre più monopolizzato dal gioco. Racconta le prime menzogne a familiari, amici e colleghi. Comincia a contrarre debiti senza riuscire a risanarli. Diventa sempre più
irritabile e agitato e tende a isolarsi dagli altri. Si innesca il meccanismo della rincorsa alla perdita, quindi si gioca sempre di più nel tentativo di recuperare il denaro perso.
3. Fase della disperazione.
Il giocatore è diventato patologico. Ha completamente perso il controllo del suo modo di giocare. Può provare un senso di panico e prestarsi ad azioni illegali. Le persone intorno non hanno più fiducia in lui, non gli credono e
questo lo rende ancora più aggressivo.
4. Fase della perdita della speranza/crollo.
Il giocatore patologico è sempre più isolato. A questo punto possono manifestarsi problemi con la giustizia, crisi coniugali e divorzi, perdita del posto di lavoro, ricorso all’usura e, in alcuni casi, pensieri e tentativi di suicidio.
5. Fase della risalita.
Il giocatore patologico si rende conto della gravità della sua dipendenza e decide di chiedere aiuto.

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