Psiche e Soma

Ricette per una vita migliore!

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Ci laviamo troppo?


Troppo sapone fa male alla pelle. Eppure ci si lava sempre di più. Perché?
E’ nato per caso in Mesopotamia, nel 3000 avanti Cristo. Cuocendo gli alimenti sul fuoco, il grasso, colando sulla brace, si mescolava con la potassa dando origine a una crema densa: ecco il sapone. Una scoperta che ha rivoluzionato la vita dell’uomo, tanto che oggi in Italia si spendono mille miliardi l’anno per l’igiene del corpo. Troppi, secondo i dermatologi.

Rifiutare l’animale
Ma perché ci si lava? Le ragioni di questa consuetudine dipendono dalla stessa termoregolazione umana. Probabilmente in tempi antichissimi l’uomo si è accorto che per rinfrescare la propria pelle c’era un’alternativa al sudare: quella di immergersi nell’acqua fresca di un fiume o di un lago. L’origine del lavaggio sta in questa prima scoperta. Dal semplice “bagno per rinfrescarsi”, nel giro di alcuni millenni si è però arrivati all’attuale amore per la pulizia e all’uso frequente di saponi e deodoranti. A volte, quasi una mania. Lo scopo principale del lavaggio oggi non è più raffreddare la pelle, ma è l’annullamento totale degli odori corporei. E la volontà di cancellare il proprio odore individuale dipende solo in parte dai condizionamenti indotti dai messaggi pubblicitari. Le vere cause sono più profonde: la nostra razionalità tende a rifiutare tutto ciò che non può controllare, odori compresi, perché sono legati agli aspetti più “animali” dell’essere umano.

Il business dei profumi
Così, è stato lo sviluppo della ragione che ha lentamente trasformato il caratteristico odore della specie umana (in sé né buono, né cattivo) in una puzza. Nessun animale, infatti, cancellerebbe mai il proprio odore: è un segno di riconoscimento fondamentale per indicare l’appartenenza a un gruppo e, allo stesso tempo, per affermare la propria individualità. E doveva essere certamente così anche per gli antenati dell’uomo moderno. Non solo: l’odore individuale è tuttora necessario. Infatti ci si profuma, perché l’esigenza di distinguersi dagli altri per il proprio odore è avvertita praticamente da tutti. I dati del mercato lo confermano: ogni anno in Italia si spendono quasi diecimila miliardi in prodotti di bellezza per il corpo. «Troppi, in confronto alle reali necessità di pulizia », commenta Carlo Signorelli, docente di Igiene presso l’università La Sapienza di Roma. «Secondo un’indagine condotta pochi mesi fa dal nostro istituto, i ventenni italiani fanno cinque docce la settimana in inverno, nove in estate. Per pulirsi ne basterebbero molte meno. Abbiamo chiesto ai giovani perché si lavano molto. Hanno risposto di farlo soprattutto per gli altri, per non dar loro fastidio a causa dell’odore corporeo».

Pericolo sapone
Passare il sapone sul corpo, magari più volte al giorno, però, danneggia la pelle. Il detergente, infatti, non sa distinguere tra grassi “cattivi” (lo sporco) e i lipidi naturali che si trovano sulla pelle (grassi “buoni” che hanno la funzione di difendere l’epidermide dagli attacchi esterni e di impedire che perda troppa acqua). Una bella lavata li rimuove entrambi. «La superficie della nostra pelle è formata da strati cornei uniti tra loro da lipidi, che la rendono elastica e impermeabile. Dopo ogni lavaggio con un detergente, l’epidermide impiega dalle 12 alle 24 ore a rigenerare lo strato lipidico che la protegge. Spesso, perciò, il risultato di lavaggi ripetuti è una pelle sempre più secca, perché non riesce a rimpiazzare i lipidi eliminati», spiega Marcello Monti, dermatologo e ricercatore presso il Policlinico di Milano.

Puzza di progresso
Un metodo alternativo è usare le mucillagini. Si tratta di farine di riso e avena che, a contatto con l’acqua, si gonfiano e assorbono lo sporco superficiale. Certo, non saranno efficaci come il sapone, ma per chi si lava spesso sono ideali. Ma eliminando il sapone, non si rischia di puzzare? Niente affatto, gli aborigeni australiani e i membri di alcune tribù africane non si lavano mai. Si bagnano solo quando piove. Eppure non sono sudici, né puzzano. La nostra pelle, quando riesce a mantenersi in equilibrio con l’ambiente esterno, si difende benissimo da sola. Le cellule superficiali, sfaldandosi, eliminano lo sporco da sé. Inoltre i batteri presenti sull’epidermide impediscono attacchi da parte di funghi o di altri microrganismi patogeni. Il discorso cambia nella nostra società industriale: in città l’inquinamento è tale che sulla pelle si deposita un velo di fuliggine e polveri che va rimosso. Inoltre i vestiti fanno ristagnare il sudore. Un barbone che non si lava mai ha la pelle quasi nera e, naturalmente, puzza. La necessità di lavarsi, quindi, è data solo dal progresso. Il motivo è semplice: lo sporco cutaneo in realtà non esiste. Il sudore e il sebo che spesso rivestono l’epidermide contribuiscono al suo equilibrio e non possono essere considerati sporcizia. La pelle è davvero sporca solo quando si ricopre di un grasso estraneo (per esempio quello di un motore di auto che rimane sulle mani di un meccanico). Su un grasso come questo, che viene dall’esterno, si depositano polveri e batteri che possono provocare infezioni. In questo caso lavarsi è indispensabile. La polvere, terreno ideale per la crescita dei batteri, non viene invece catturata dai grassi naturali dell’epidermide, perché questi si trovano tra uno strato corneo e l’altro, e non, come il vero sporco, tra l’aria e la pelle.

Una rinuncia impossibile
L’uomo, dunque, non è nato per lavarsi col sapone. Eppure quando i dermatologi sconsigliano l’uso del detergente ai pazienti affetti da dermatite (comunissima quella alle mani nelle donne che lavano spesso stoviglie e indumenti) vanno incontro a forti resistenze. Il concetto che lavarsi ogni giorno, in profondità, con il sapone sia necessario quanto mangiare o respirare è infatti molto radicato, perché? Il bisogno di lavarsi oggi non è più fisico, ma psicologico. Il relax nel bagno di casa è un momento di intimità con noi stessi e con il nostro corpo al quale non vorremmo mai rinunciare. Il lavaggio mattutino poi è un rito profondo, perché il contatto dell’acqua tiepida sulla pelle è estremamente piacevole . Tutti, infatti, siamo stati immersi per nove mesi nel liquido amniotico, che ci ha fornito le prime sensazioni esterne di calore. Il neonato conserva per un po’ di tempo la memoria di queste emozioni, tant’è vero che, se viene immerso nell’acqua tiepida, si rilassa. Il rito del lavaggio, quindi, si sovrapporrebbe a ricordi inconsci profondi e piacevoli. E allo stesso concetto di ingresso nel mondo attraverso un liquido, si richiamano alcune cerimonie religiose, come il battesimo. Il concetto di pulizia è strettamente legato a quello di purificazione. L’immersione o l’aspersione con acqua segnano l’ingresso in una nuova comunità, quella cristiana. L’individuo abbandona la vita precedente per un’esistenza nuova.

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Brufoli: cosa bisogna sapere


Lo hanno paragonato a un vulcano in eruzione. O, meglio ancora, a un campo di battaglia. Dentro un foruncolo si combatte infatti una microguerra, con morti, feriti, vittime innocenti e perfino sciacalli pronti ad approfittare della situazione. Ed è proprio questo combattimento a provocare l’esplosione del “cratere”.

In principio è il punto nero
Tutto comincia con l’infezione di un comedone, cioè di un punto nero.  Sulla nostra pelle vivono infatti alcuni batteri di solito del tutto innocui come il Propionibacterium acnes e lo Staphylococcus epidermis. Essi possono penetrare all’interno dei pori otturati dai punti neri e provocare l’eruzione dei foruncoli. I batteri passano attraverso il poro e scendono nel follicolo dove si trovano le cellule che fanno crescere i peli e quelle che producono sebo, la sostanza oleosa che li protegge.

Guerra sotto la pelle
Questa infezione richiama subito le difese dell’organismo. Dai vasi sanguigni e dal derma circostante (il tessuto sotto l’epidermide) accorrono globuli bianchi e anticorpi. L’intera zona si gonfia: è nato il foruncolo. È rosso perché i capillari si dilatano per favorire l’afflusso dei “difensori”, che di solito nel giro di 24-48 ore distruggono i batteri. È una battaglia senza esclusione di colpi, che coinvolge anche gli innocenti: i globuli bianchi emettono infatti enzimi capaci di distruggere la membrana esterna dei batteri. Ma gli enzimi non fanno distinzione, e disgregano anche la parete delle cellule circostanti, quelle che formano il follicolo. Ecco perché, quando i foruncoli sono molti e profondi (come nei casi di acne grave), possono rimanere cicatrici. Verso la fine della battaglia, poi, dal sangue arrivano i macrofagi, cellule specializzate che fanno piazza pulita dei resti dei combattenti morti.

Cos’è il liquido giallo?
A questo punto il foruncolo è pieno di un liquido giallo, fatto di acqua, un po’ di sebo, anticorpi e batteri “sconfitti”, che riesce a farsi strada verso la superficie e a uscire dal poro. L’infezione è vinta. Il brufolo guarito. Lentamente anche il rossore diminuisce: i capillari si stringono e tornano di dimensioni normali.

Ormoni in campo
Perché ci sia un foruncolo, dunque, occorre che sulla pelle esista almeno un punto nero. È una specie di “reazione a catena”, che si innesca soprattutto durante l’adolescenza, ma che è alla base della formazione dei foruncoli anche negli adulti. Gli androgeni (ormoni sessuali) stimolano le ghiandole sebacee, che si trovano annesse a ognuno dei peli dell’epidermide, a produrre più sebo.

Uscita bloccata
La pelle diventa lucida, grassa, e reagisce facendosi più spessa: ciò fa sì che il poro si chiuda. La ghiandola continua a funzionare, ma il sebo non esce più: nel giro di qualche giorno si forma il punto nero.

È rosso? Non spremerlo
Serve schiacciare i foruncoli? Solo se hanno la puntina gialla leggermente in rilievo sul gonfiore circostante: significa che ormai l’apparato immunitario ha svolto fino in fondo il suo compito e si può fare uscire il liquido. Basterà tendere e poi premere un po’ la pelle intorno. Se invece il foruncolo è ancora soltanto rosso, schiacciare può addirittura essere dannoso: il liquido non può uscire perché il gonfiore ha stretto il canale che porta verso il poro e, premendo la zona con le dita, le pareti interne del follicolo possono rompersi, propagando l’infezione al derma circostante, con il risultato di aumentare il diametro del brufolo e quindi il rischio di cicatrici. Schiacciare i punti neri serve invece a impedire che si trasformino in foruncoli.

I brufol-esenti
Il brufolo, comunque, non è da tutti: ci sono persone che passano l’adolescenza senza un foruncolo, la pelle liscia come la seta, e altre che devono combattere con essi tutta la vita. La spiegazione è semplice: dipende dal numero e dal funzionamento dei recettori per gli ormoni che ognuno di noi ha sulle ghiandole sebacee. Alcune persone nascono con ghiandole dotate di molti recettori: alla pubertà esse cominceranno a funzionare e, ricevendo più ormoni, produrranno più sebo, dunque comedoni e foruncoli. Altri hanno meno recettori e quindi la pelle liscia. Non a caso ci sono popolazioni che non hanno quasi mai brufoli, come i giapponesi e i coreani: nelle loro ghiandole, pochi recettori.

Il cioccolato non c’entra nulla
Il cioccolato è innocente. Si può mangiarne a volontà e non avere un brufolo in più. Lo stesso vale per gli alimenti piccanti o per altri tipi di dolci. Diversi esperimenti condotti negli Stati Uniti hanno ormai dimostrato in modo inequivocabile che non sono gli alimenti a riempire la faccia di brufoli (a meno di non essere allergici, naturalmente).

Dieta dolce.
I ricercatori hanno messo due gruppi di adolescenti a diete differenziate: una ricca di cioccolato e dolciumi, l’altra del tutto priva di leccornie dolci. Dopo alcune settimane hanno messo a confronto le foto del viso dei ragazzi scattate prima e dopo l’esperimento. Il risultato? Le facce piene di brufoli prima della “cura al cioccolato” erano ancora foruncolose, ma l’acne non era aumentata, mentre la pelle dei ragazzi che non soffrivano di acne non aveva neanche un brufolo, come sempre. In compenso, i giovani del gruppo più fortunato erano ingrassati

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Ecco i danni provocati nel tempo da una prolungata esposizione solare.

Quando andate via dalla spiaggia purtroppo ciò che vi portate a casa non è solo l’abbronzatura. Un’eccessiva esposizione al sole è infatti responsabile della maggior parte dei problemi cutanei che si possono verificare con il passare degli anni, poiché si accumulano lentamente nel tempo e iniziano in tenera età. Mentre alcuni effetti sono puramente cosmetici, altri, come il cancro della pelle, sono più gravi.

Sapete come il sole danneggia la pelle? Vediamo insieme i risultati delle radiazioni ultraviolette in modo da poter riconoscere i segni del troppo sole

Pigmentazione irregolare
Per proteggersi dagli effetti dannosi del sole, la pelle aumenta la sua produzione di melanociti. Queste cellule producono un pigmento marrone scuro chiamato melanina. La melanina rende la pelle più scura o abbronzata. In alcuni casi, il sole provoca però un aumento irregolare produzione di melanina o nel numero dei melanociti, che produce causa una colorazione irregolare della pelle. Il sole può anche causare un allungamento permanente (dilatazione) dei vasi sanguigni di piccole dimensioni, dando alla vostra pelle un aspetto rossastro a chiazze.

Lentiggini solari sulla parte anteriore del corpo
Le lentiggini solari, dette anche macchie di età, sono macchie piatte e di colore scuro (di solito marrone, nero o grigio) legate ad un aumento della pigmentazione. Esse variano in dimensioni e di solito appaiono sul viso, mani, braccia e parte superiore della schiena, ovvero le zone più esposte al sole. Anche se comune nelle persone anziane, le lentiggini solari si possono trovare anche sulla pelle dei giovani adulti e dei bambini che passano troppo tempo al sole.

Lentiggini solari sulla parte posteriore del corpo
Le lentiggini solari tendono a diventare più numerose con l’esposizione al sole e con l’avanzare dell’età. A volte si sviluppano in gran numero, come si può vedere sulla parte superiore della schiena di quest’uomo. Sono diverse dalle classiche lentiggini che invece sono di colore rosso o marrone chiaro, sono più piccole di dimensioni, tendono a svilupparsi in tenera età, e a schiarirsi di solito nei mesi invernali.

Lentigo labiale
Una lesione marrone scuro, chiamata lentigo labiale, si può sviluppare sulle labbra dopo esposizioni ripetute al sole. Nella maggior parte dei casi, il lentigo labiale è un singolo segno che si forma sul labbro inferiore, spesso più esposto alla luce solare.

Elastosi solare
Le radiazioni ultraviolette rompono il tessuto connettivo della pelle – le fibre di collagene ed elastina – che si trovano nello strato più profondo della pelle (derma). Senza il tessuto connettivo di sostegno, la pelle perde la sua forza e flessibilità. Questa condizione, nota come elastosi solare, è caratterizzata da pieghe verticali (A), rughe profonde, e da pelle flaccida e cascante.

Poichilodermia
Aree irregolari di pigmentazione bruno-rossastra caratterizzano la poichilodermia. Questa condizione, che si verifica più spesso nelle donne di mezza età e negli anziani, è probabilmente causata da esposizione al sole cronica in combinazione con alcune sostanze chimiche presenti nei prodotti cosmetici o profumi. Molto spesso, la poichilodermia appare sul lato del collo o sulle guance.

Cheratosi attiniche
Conosciuto anche come cheratosi solare, le cheratosi attiniche appaiono come macchie ruvide, squamose e sollevate che variano di colore dal color carne al rosa scuro o marrone. Si trovano comunemente sul viso, orecchie, braccia e mani di persone di carnagione chiara la cui pelle è stata danneggiata dal sole. Se non trattata, la cheratosi attinica può progredire ad un tipo di cancro della pelle conosciuto come carcinoma a cellule squamose.

Lentigo maligna
La lentigo maligna è un tipo di melanoma che si sviluppa nella aree maggiormente sottoposte all’esposizione solare, come viso, mani o gambe. La lentigo maligna inizia come una macchia scura piatta che si scurisce lentamente e si allarga. E’ consigliabile consultare un dermatologo se si nota un ispessimento o un cambiamento fastidioso della pelle, un cambiamento dell’aspetto o del colore di un neo o nel caso una ferita non guarisca normalmente.

 

Bugie allo specchio. Così la nostra mente “crea” l’immagine corporea.

Ci vediamo grassi? O belli e muscolosi, anche se con un po’ di pancia? Meglio non credere (del tutto) ai propri occhi. Perché il cervello corregge lo specchio.La matrigna di Biancaneve aveva un rapporto conflittuale con il suo specchio,che si ostinava a non considerarla la più bella del reame… E non è la sola. Molte donne non sipiacciono e tendono a vedersi sovrappeso: più della metà vede nel proprio riflesso un corpo più grasso del 20%. Gli uomini sono più generosi con se stessi: molti si vedono normali pur essendo un po’ sovrappeso, muscolosi anche se magari hanno un filo di pancetta. Ma non bisogna fidarsi dei propri occhi.
Quella che noi vediamo allo specchio non è un’immagine “obiettiva”. La percezione del corpo è sempre filtrata dalla mente. È influenzata dall’umore, dall’importanza data al giudizio degli altri,dai criteri estetici della società. Ecco allora che maschi e femmine si guardano in modo diverso.  È di moda una magrezza innaturale e le donne “normali”, che non corrispondono a questo ideale, si vedono così troppo grasse, gli uomini, invece, sono meno abituati a considerare determinante il proprio aspetto fisico. Allo specchio si guardano meno e tendono a essere più “indulgenti”: insomma, si vedono più in forma».
Però, non sono male…
Ma allo specchio si attiva, in genere, un meccanismo positivo: ci vediamo “belli”. L’immagine che guardiamo è frutto di una inconsapevole “correzione estetica”. Primo, tendiamo a metterci in posa: a osservarci dal profilo migliore, a sorridere, a trattenere la pancia. E poi non notiamo eventuali difetti: un naso troppo lungo, le occhiaie, qualche capello bianco… È una strategia di sopravvivenza: per sentirci bene dobbiamo vederci belli, piacevoli. L’immagine ottimistica che creiamo osservandoci non corrisponde a come appariamo quando abbiamo una posa spontanea. È per questo che a volte non ci riconosciamo se ci vediamo “al naturale”. Come nel riflesso in una vetrina, o nelle foto non posate, in cui infatti spesso ci sembra di essere venuti male.Vari fattori possono però influire. I modelli culturali o per esempio lo stato mentale. Quando si è di cattivo umore, la percezione di sé è più critica. Si vedono difetti che non si noterebbero. E anche l’età conta. Gli adolescenti sono preoccupatiper il loro aspetto e finiscono pervedersi brutti. Sentono che il loro corpo cambia e vorrebbero essere il più possibile attraenti. Quest’ansia li rende ipercritici sul loro aspetto, sopravvalutando i difetti.
Il mio naso è orribile
La percezione di sé può essere talmente alterata da originare autentici disturbi. Come la “dismorfofobia”: l’ossessione di avere un difetto fisico, esagerato o immaginario. C’è chi, per esempio, si vede un naso orrendo e si sottopone a continue operazioni per cambiarlo. Un disturbo dell’immagine corporea può essere presente nell’anoressia: alcune anoressiche si vedono grasse, anche se sono scheletriche. Accade soprattutto alle ragazze. Ma esiste un disturbo equivalente che riguarda più spesso i maschi, la“dismorfofobia muscolare”: chi ne soffre si vede gracile, anche se ha un fisico plasmato dal body building. E cerca di mettere su ancora più muscoli.

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Allergie da cosmetici.

Pensate di conoscere davvero gli ingredienti dei cosmetici che usate ogni giorno? Chi vi dice se le concentrazioni dei vari ingredienti è tale da svolgere la funzione per cui sono stati acquistati? E in caso di allergia nota, è sufficiente leggere l’ etichetta?

I cosmetici sono sostanze destinate ad essere applicate su superfici esterne del corpo, denti e mucose della bocca, per pulirli, profumarli, proteggerli, modificarne l’ aspetto, mantenerli in buono stato e non possono avere, né vantare, attività terapeutiche. Generalmente i prodotti cosmetici sono costituiti da una lunga sfilza di ingredienti. Solo alcuni, però, svolgono la funzione desiderata. Gli altri sono “eccipienti”, cioè sostanze che veicolano i principi attivi.
Secondo la legge, l’ etichetta deve riportare tutti gli ingredienti in ordine decrescente di peso, ad eccezione di quelli in concentrazione inferiore all’ 1%, che possono essere elencati in ordine sparso, e delle impurezze, che non devono essere indicate, ma vanno considerate al fine della “sicurezza”. Le sostanze aromatizzanti sono indicate come “profumo”, “parfum” o “aroma”. Gli ingredienti cosmetici debbono poi essere indicati secondo la nomenclatura prevista dall’ Inventario europeo degli ingredienti cosmetici.

I dubbi
Leggendo l’ etichetta noi possiamo, dunque, capire quali sostanze sono presenti in quantità maggiore rispetto alle altre, ma non abbiamo indicazioni circa la loro concentrazione esatta. Una carenza non da poco,infatti dall’etichetta non è possibile sapere, ad esempio, se in una crema la vitamina E ha una concentrazione adeguata a svolgere l’ azione “antiossidante” o “antirughe” promessa. Leggendo gli ingredienti il consumatore può decidere di acquistare un cosmetico che, ad esempio, contiene sostanze di cui siano provate o pubblicizzate caratteristiche di efficacia o di innocuità. Oppure può “scartare” quelli che ritiene contengano composti che possano avere su di lui effetti negativi. Sempre che vengano rispettate le regole….

Il problema delle allergie è difficilmente superabile. Le sostanze più frequentemente responsabili delle allergie ai cosmetici sono: coloranti, conservanti e profumi. Mentre conservanti e coloranti sono indicati in etichetta (spesso, tuttavia, i secondi sono indicati con il numero “Color Index” comprensibile solo agli addetti ai lavori), i composti odoranti sono indicati solo con Parfum o Profumo. Per il consumatore è quindi difficile conoscere gli ingredienti esatti del prodotto. A complicare le cose, poi, c’ è il problema dell’ INCI name delle sostanze di derivazione vegetale.
L’ Inventario prevede che venga indicato in etichetta solo il nome della specie botanica da cui i composti originano, ma non sempre chi è allergico ad una sostanza sa se questa è contenuta anche all’ interno di qualche pianta. Chi è “sensibile” all’ Aspirina, e quindi all’ acido acetilsalicilico, ad esempio, non sempre sa che l’ acido salicilico è presente nel Salice, nell’ Olmaria e nella Gaultheria.

Ma che significa ipoallergenico?
L’ uso del termine “ipoallergenico” nella descrizione di un cosmetico dovrebbe essere sconsigliato, perché confonde il consumatore. Gli studi condotti per evidenziare tale prerogativa non sembrano fornire sufficienti garanzie di attendibilità e suscitano problemi etici se condotti su esseri umani. Già nel 1980 una circolare del Ministero della Sanità definì l’ uso dei termini “anallergico” o “ipoallergico” inopportuno. Nonostante ciò le definizioni continuano ad essere usate sui cosmetici italiani ed europei. C’è da capire che è impensabile realizzare prodotti di largo consumo che non determinino nella popolazione qualche reazione allergica. Tempo fa anche l’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, giudicò ingannevole il termine “ipoallergenico” proposto in alcune pubblicità. «La parola – si affermava – presuppone lo svolgimento di studi clinici e analisi di laboratorio dai quali risulti che il cosmetico è meno allergenico di prodotti simili. Le prove, però, di solito riguardano solo i principi attivi e non il prodotto nella sua interezza. In ogni caso, la differenza tra i cosmetici ipoallergici e gli altri appare ingiustificata, in quanto tutti gli ingredienti ammessi sono in grado di garantire un uso sicuro nella generalità dei casi, ma quando si parla di cosmetici non esiste modo di escludere un’ effetto allergizzante sull’ universo dei consumatori».

Quanti e quali casi ci sono di allergie ai cosmetici?
Il 6% degli italiani ha problemi di dermatite da contatto e più della metà di questi casi non ha origine in ambito lavorativo. I dati sono già emersi da uno studio epidemiologico durato 15 anni (1984-1998) e realizzato dal Gruppo Italiano Ricerca Dermatiti da Contatto e Ambientali. Secondo i ricercatori, nel periodo di tempo considerato, almeno 1.740.000 italiani hanno registrato un caso di dermatite allergica da contatto extra professionale, di questi 475 mila hanno individuato la causa nell’ uso di un cosmetico. Va precisato che, se dopo l’ uso di un rossetto, una crema, un deodorante si forma sulla pelle un’ irritazione non sempre si è in presenza di un’ allergia: spesso si tratta solo di dermatiti da contatto irritanti di modesta entità (prodotti spesso irritanti sono shampoo, lozioni, creme per il viso, matite, ombretti, mascara). Le vere dermatiti allergiche da cosmetici (il 27,3% di quelle da contatto extra professionali) si manifestano come una reazione infiammatoria locale e sono un problema più serio. Si caratterizzano perché, quando la persona viene sensibilizzata dall’ agente allergenico, si manifesta una reazione destinata a ripetersi ogni volta.
Le dermatiti allergiche da contatto sono in aumento: oggi anche gli uomini e perfino i bambini fanno uso di cosmetici. Più frequentemente responsabili sono sostanze a basso peso molecolare che si trovano soprattutto in profumi, coloranti delle tinture per capelli, eccipienti e conservanti presenti in quasi tutti i cosmetici.
Per i profumi, un problema in più: i test di prova comprendono 8 fragranze e questo gruppo non può essere aggiornato con nuove essenze perché i profumieri ritengono lesivo dei loro interessi divulgarle. E la legge non obbliga a dichiarare in etichetta l’ elenco delle essenze aggiunte.

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La bellezza ai tempi della crisi.

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Tutti desideriamo uno sguardo affascinante, una pelle priva d’imperfezioni, gambe toniche etc. etc. Alcuni sono disposti a versare migliaia di euro nell’acquisto di creme e lozioni di vario tipo, mentre altri più temerari ricorreranno al chirurgo estetico. Un giorno vi svegliate e guardandovi allo specchio vedete un brufolo sulla fronte che prima non c’era. E’ lì, per quanto vogliate ignorarlo lui è lì, in compagnia di pelle secca, punti neri e due grosse borse sotto gli occhi. Cosa fare per combattere gli inestetismi ai tempi della crisi economica? Rinuciare non se ne parla davvero… Allora ti propongo una serie di piccoli trucchi per ritornare in forma smagliante anche quando nel portafogli sono rimaste solo le tessere dei punti del supermercato. Tutto quello che ci serve è già nella tua casetta. Ora mettiti al lavoro.

Volto gonfio, usa una bustina di té

Se hai la pelle sensibile, irritata oppure gonfia bagnate una bustina di te verde per un minuto o due, fatela raffreddare e tamponate il viso. Gli antiossidanti della bustina di té ridurranno l’infiammazione.

Zone secche.

Se soffrite di pelle secca provate a mettere un fazzoletto pino di crema idratante sulla zona interessata, vedrete che andrà meglio, una zona particolarmente adatta spesso è quella dei gomiti.

Per combattere la pelle secca dei piedi usa i pesci.

Un modo molto popolare per combattere le pellicine dei piedi in Cina, in Giappone e in Turchia, consiste nel mettere i piedi in un secchio pieno di piccolissimi pesci, i quali sono ghiotti delle pellicine dei vostri piedi. Questi pesci sono chiamati “Pesci dottori” oppure “Garra Rufa” e sono completamente innocui tranne che per la pelle morta dei vostri piedi.

Ascelle secche.

Se le ascelle sono secche e poco idratate puoi esfoliarle attraverso uno scrub gentile che lasci la pelle liscia e naturale. Inoltre può aiutare ad assorbire i residui del deodorante.

Se hai finito la schiuma da barba, usa il balsamo per i capelli.

Adoperando il balsamo ottieni un duplice risultato. Renderà i peli più morbidi e quindi più facili da radere e lascerà la pelle setosa.

Se hai un brufolo picchietta un po’ di miele.

Picchiettando un tampone con del miele sul brufolo. Il miele ucciderà i batteri, renderà asettica la zona interessata facilitando il processo di cura.

Per la pelle secca usa un avocado.

Rimuovi la pelle secca attraverso un avocado, prendilo e schiaccialo in una ciotola. Spalma l’avocado schiacciato su tutto il corpo e lascialo in posa per 10-20 minuti, dopo rimuovilo. La pelle sarà morbida e soffice, l’avocado infatti è un idratante naturale.

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Ftalati e cosmetici. Un pericolo?

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C’è un ingrediente pericoloso che potrebbe essere presente nei vostri prodotti di bellezza preferiti…
Gli ftalati, anche denominati plastificanti, sono in molti prodotti che si trovano nei vostri bagni o sui vostri comodini compresi gli spray per i capelli, lo shampoo, i profumi e i deodoranti. Gli ftalati servono infatti a legare fra di loro il colore e le fragranze dei prodotti cosmetici.
Perché preoccuparsi di questo additivo chimico? Perché può richiedervi un prezzo troppo alto per la vostra bellezza! Questi prodotti ormone-simile sono collegati a problemi riproduttivi e di sviluppo degli animali. A causa di questi risultati, gli stati di Washington e della California hanno vietato l’uso dei ftalati in giocattoli per i bambini. I produttori nazionali non li utilizzano più nelle tettarelle e nei ciucciotti.

Il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti prevede di effettuare più ricerche sugli effetti dei ftalati prima di dare un giudizio definitivo sulla loro sicurezza nei generi di consumo. Tuttavia, l’agenzia li ha indicati come un possibile fattore nella riduzione della quantità di sperma negli adolescenti e nella pubertà precoce delle ragazzine. Per quanto riguarda i prodotti cosmetici la Food and Drug Administration (ente di controllo americano) ha dichiarato che le quantità di ftalati nei prodotti cosmetici sono sicure per gli adulti ma stanno ancora studiando gli effetti potenziali nei neonati e nei bambini.

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Ha sofferto un animale per la tua bellezza?

cosmetici

Ci sono grosse novità sui test sugli animali. Da marzo l’Europa ha fatto un passo avanti limitando i test che prevedono di spalmare sostanze chimiche sugli occhi o sulla pelle integra o lacerata di conigli e ratti. La strada è lunga e porterà, dopo questa prima tappa, all’eliminazione definitiva nel 2013 dei test sugli animali. Il problema è: si riuscirà entro quella data a trovare test alternativi di tossicità, altrettanto validi?
La risposta a questa domanda la potete trovare nell’articolo del sito altroconsumo: “Cosmetici gli animali non sono cavie.”

Voglio però condividere una piccola guida per capire se il prodotto cosmetico da voi comprato non è stato testato sugli animali.

Ci dobbiamo fidare dell’etichetta?

Non sempre, perché si tratta spesso di autodichiarazioni non controllate. Vediamo di fare chiarezza sul significato di alcune scritte che troviamo sui cosmetici, senza dimenticare che l’assenza di dichiarazioni o marchi non significa comunque che l’azienda effettui test su animali.

Testato dermatologicamente: il prodotto è stato testato su persone, ma ciò non esclude anche test sugli animali. Prodotto finito non testato su animali oppure Non testato su animali: è una presa in giro, perché è dal 2005 che tutti i prodotti finiti, per legge, non sono più testati su animali. Però è sempre possibile che ci sia stata sperimentazione sugli animali per quanto riguarda l’uno o l’altro ingrediente.
Cruelty free: è un’autodichiarazione dei produttori, senza nessuna garanzia precisa né certificazione esterna.
Stop ai test su animali (coniglietto che salta) controllato da ICEA per LAV: in questo caso l’azienda aderisce a standard internazionali certificati. Non solo dichiara di non fare o commissionare test su animali e nemmeno acquistare ingredienti sperimentati su animali, ma per ottenere il diritto di apporre il marchio invia la documentazione relativa a un ente terzo, che deve controllare e rilasciare il simbolo. Tutto dipende, ovviamente, dal rigore con cui sono seguite le diverse tappe della procedura: ma almeno c’è.

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La natura fa bene.

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Visto il successo del post di ieri vi propongo qualche altro rimedio naturale.

Pelle del corpo

In luogo dei sali per bagno profumati o dei bagno-schiuma, non sempre innocui, vi consiglio questi semplici preparati naturali, dai benefici e sicuri effetti:
– per rinfrescare e ammorbidire la pelle fate bollire gr 100 di foglie di menta in 2 litri di acqua; dopo un quarto d’ora filtrate e unite all’acqua del bagno;
– un bagno disintossicante si ottiene facendo sciogliere nell’acqua un kg di sale per cucina;
– per combattere la stanchezza usate un decotto filtrato di fiori di tiglio (gr 100 cotti per un quarto d’ora circa in 2 litri di acqua);
– con le stesse dosi e le stesse modalità precedenti potrete preparare un bagno rinfrescante e profumato usando foglie di lavanda, mentre le foglie del rosmarino tonificano e cancellano la stanchezza.

Geloni

Gli antiestetici e fastidiosi geloni scompaiono in breve se vengono strofinati con fettine di cipolla cruda o con spicchi di aglio tagliati a metà. Si fa l’applicazione la sera, si copre con un panno di lana, e la mattina successiva si lava, frizionando con un panno caldo. Insistete nella cura per almeno quattro giorni. Se non sopportate l’odore dell’aglio o della cipolla, servitevi per frizionare i geloni di un decotto ottenuto facendo bollire per 10 minuti in un quarto di litro di acqua un gambo di sedano con tutte le sue foglie, il tutto tritato finemente.

Calli

Per ammorbidire le callosità che si formano soprattutto nei piedi, solitamente a causa di calzature inadatte, fate dei pediluvi serali con un decotto filtrato di radici e foglie di malva, ottenuto facendo bollire gr 100 di prodotto in un litro di acqua per un quarto d’ora. Si lascia intiepidire prima dell’uso. I calli si eliminano, poi, soffregandoli delicatamente con pietra pomice.

Pelle del viso

Per concludere, dulcis in fundo, ho riservato l’argomento ritenuto solitamente più importante, il viso, al quale si dedicano le cure maggiori, perché è questa parte del corpo che più delle altre rivela i segni dell’età e tende a invecchiare prima.
Contro l’acne e le imperfezioni della pelle, fate frequenti maschere, nella stagione giusta, con polpa di fichi freschi schiacciati. Tenete sulla pelle 15 minuti, stando distese e rilassate, poi sciacquate con acqua tiepida. Potrete anche tamponare il viso con succo fresco di limone, altamente astringente e disinfettante.
Per attenuare gli arrossamenti, grattugiate delle carote fresche e applicate la polpa sulla pelle, con le stesse modalità precedenti.
Un ottimo liquido detergente si ottiene facendo bollire in un quarto di litro, di acqua, per 10 minuti circa, 10 gr di foglie fresche di salvia.
Dopo aver pulito la pelle, servendovi di cotone idrofilo, potrete applicarvi una maschera rinfrescante e chiarificante, che completerà la pulizia: la preparerete sbattendo a neve un albume d’uovo a cui aggiungerete due grandi foglie di lattuga fresca lavate, asciugate e tritate finemente; lasciate sul viso per almeno mezz’ora, e sciacquate poi con acqua tiepida.
In alternativa potrete anche usare una semplice crema al limone: basterà mescolare succo di limone e glicerina, emulsionando bene.
Per ridare sollievo a una pelle screpolata, fare impacchi con un decotto ottenuto facendo bollire per dieci minuti gr 30 di foglie fresche di basilico in gr 200 di acqua. Filtrate e lasciate intiepidire prima dell’uso. Oppure centrifugate delle foglie di lattuga e applicate il succo ottenuto sulla pelle: combatte anche gli arrossamenti.
Un difetto assai diffuso è l’eccesso di untuosità della pelle: come astringente andrà bene il succo di cetriolo o di arancia, oppure il decotto di timo, ottenuto facendo bollire per un quarto d’ora gr 30 di rametti e foglie in poco più di un quarto di litro d’acqua. Se invece avete la pelle secca, niente di meglio della polpa di una mela grattugiata mescolata a mezzo cucchiaio di polvere di caolino, che si acquista nei colorifici. Lasciate diventare ben secco il composto sulla pelle, poi toglietelo con acqua tiepida.
E per finire poteva mancare una crema contro le rughe? Risultati insperati si ottengono facendo applicazioni, sulle parti colpite, con fettine di cetriolo o di patata poste tra due garze, che si lasceranno “in loco” per circa 15 minuti al giorno. Ma il rimedio più sicuro è la crema al miele, ottenuta impastando un cucchiaio di miele vergine con tre cucchiai di succo di limone e un cucchiaio di acqua.
Insistete con costanza, e anche se non otterrete veri e propri miracoli, ricordate che la speranza e l’illusione, infondendo fiducia e ottimismo, sono già di per sé la miglior cura di bellezza.

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La natura è fonte di salute e bellezza!

natura

Fin dai tempi più remoti, gli uomini hanno sempre rivolto la loro attenzione alla natura per trovare in essa le sostanze atte ad alleviare le loro sofferenze, o per cercare i rimedi capaci di rendere meno gravi gli inevitabili malanni dell’esistenza. E la natura, generosa, rispose in ogni occasione alle richieste degli uomini: offrì tinture per ridare colore ai capelli, unguenti per ammorbidire la pelle e cancellare da essa le tracce degli anni, ma soprattutto li curò “di dentro” con le mille sostanze contenute nei suoi prodotti, che a poco a poco gli uomini impararono a individuare, sia pure empiricamente, basandosi sull’osservazione e sull’esperienza. Fino agli inizi del nostro secolo i rimedi naturali furono gli unici a essere conosciuti, finché la scienza moderna ottenne i medicinali per sintesi chimica.
Eppure, nonostante i progressi della scienza, spesso moltissime sostanze naturali entrano a far parte dei più attuali medicamenti, e alcune di esse sono giudicate insostituibili. Non bisogna infatti dimenticare che le sostanze naturali sono assai più simili a noi di quanto non accada per i composti chimici, e per questa ragione risultano più facilmente assimilabili; inoltre è difficile che abbiano effetti collaterali dannosi. Da più parti si è notato in questi ultimi anni un ritorno allo studio dei rimedi vegetali, inteso non come un rifiuto dei progressi ottenuti dalla scienza medico-farmaceutica, ma come un’analisi più approfondita che, giovandosi degli innumerevoli moderni mezzi di ricerca potrà svelare nuove proprietà ancora sconosciute delle nostre amiche piante.

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