Psiche e Soma

Ricette per una vita migliore!

Month: ottobre 2009 (Page 2 of 3)

I sei fratelli… alleniamo la mente!

domanda

Ecco a voi l’indovinello della Domenica:

In una casa ci sono sei fratelli. Ognuno ha una sorella femmina. Quante persone ci sono in tutto nella casa?

La soluzione verrà scritta nei commenti qualche giorno dopo la pubblicazione del post (a meno che non indoviniate prima…e non usate google!

Un attimo di relax #74

Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

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“Fingersi morto. La migliore soluzione quando ti beccano a rubare le caramelle”

Lo stelo del fiore, sapiente percepisce la bufera e si piega al suo arrivo. ” ~ Aforisma Zen

Libro della settimana:

Aiuto ho un dolore al torace!

torace

Un dolore al torace, dalle parti del cuore. Più o meno forte, più o meno frequente, ma comunque uno di quei sintomi che impensieriscono un bel po’ e fanno correre dal medico, col pensiero fisso a un problema cardiaco. Per giunta, è anche uno fra gli indizi più complicati da interpretare per gli stessi medici, un rompicapo dietro il quale si possono nascondere patologie serie, ma anche condizioni non allarmanti.

Esamineremo le condizioni più frequenti tra quelle causate da problemi cardiaci e tra quelle non riconducibili al cuore.
Se districarsi tra le tante possibili cause di dolore toracico non è uno scherzo per i medici, figurarsi per il paziente: «Da soli non è possibile distinguere fra un dolore toracico segno di una malattia seria e uno che non ha un significato clinico rilevante – sottolinea il professor Maurizio Guazzi, direttore della cattedra di cardiologia del Centro Cardiologico Monzino di Milano -. Forzare il medico per farsi prescrivere certi esami, o tentare un’ autodiagnosi, può essere pericoloso: chi si trova alle prese con un dolore toracico dovrebbe perciò consultare il medico, affidandosi a lui nel percorso diagnostico da seguire per arrivare a scoprire il problema di cui il sintomo è l’ espressione».

Il ruolo dell’ età
Il significato del dolore toracico dipende molto dalle caratteristiche del paziente: in un uomo di sessant’ anni iperteso e diabetico il sospetto si indirizza da subito verso un problema cardiaco, ma in una donna molto giovane si possono orientare le indagini verso altre cause.

Psicosomatico
In moltissimi casi, infatti, il minaccioso dolore non nasconde niente di particolarmente temibile: per chi è ansioso, ad esempio, può trattarsi dell’ ennesima manifestazione psicosomatica dell’ agitazione; altrettanto spesso si finisce per scoprire che dietro al dolore toracico si nasconde un reflusso gastroesofageo, disfunzione comune, soprattutto in chi non è più giovanissimo.

Certo, i primi pensieri non sono questi: tutti temono che la colpa sia, piuttosto, di qualcosa che non va nel cuore. Ma, a parziale conforto, va detto che eventi (cardiaci e non) davvero gravi provocano ben più di una fitta dolorosa e difficilmente passano “inosservati”.
La causa più frequente del dolore toracico di origine cardiaca è un’ insufficienza coronarica, cioè un difetto dell’ irrorazione del cuore. Se le coronarie non riescono a supplire alla richiesta d’ ossigeno dell’ organo, infatti, si ha una riduzione o la cessazione temporanea del flusso di sangue in alcune zone e ciò provoca dolore, la cosiddetta angina pectoris.
Un problema molto diffuso, che nella grande maggioranza dei pazienti dipende dall’ aterosclerosi: le placche che si depositano nelle arterie, infatti, restringono il lume dei vasi e ostacolano il passaggio del sangue. L’ ostruzione può non avere alcun effetto quando il cuore è a riposo, ma sotto sforzo il il cuore “boccheggia”, perché non ha tutta l’ energia di cui ha bisogno e compare il dolore.
Una visita cardiologica approfondita e qualche esame mirato sono, allora, d’ obbligo. «Ad esempio, sarebbe indispensabile riuscire a effettuare un elettrocardiogramma quando si ha il dolore – puntualizza Guazzi -. Se, in coincidenza del sintomo, il tracciato si altera, infatti, abbiamo la certezza che il problema dipenda da un’ insufficienza coronarica e da un’ ischemia in un’ area del cuore. Questo perché l’ elettrocardiogramma di un paziente coronaropatico può essere perfetto prima e dopo il “momento critico”, in assenza di sintomi». Peraltro, l’ elettrocardiogramma (sotto sforzo e non), assieme all’ auscultazione del cuore e all’ ecocardiogramma, è un test fondamentale per distinguere l’ angina da altri disturbi cardiaci meno frequenti che potrebbero però dar luogo a un dolore toracico. Così, se i test cardiologici sono negativi, ci si può “mettere il cuore in pace”; se invece le coronarie non sono in gran forma esistono terapie possibili.

Prevenzione
La prevenzione è irrinunciabile: e se ormai tutti sanno quanto sia importante non fumare e tenere sotto controllo colesterolo, pressione arteriosa e peso, è bene spendere una parola sul diabete, forse il più subdolo killer delle coronarie. Troppi sottovalutano un’ alterazione della glicemia. Invece basta superare di poco la soglia perché ben presto si manifestino complicanze cardiovascolari.

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Il graffio del gatto.

gatto

I gatti possono trasmettere all’ uomo con unghie o denti un batterio che causa disturbi. Ma il più delle volte neppure il medico fa la diagnosi corretta.

Graffi e morsi dei mici possono rivelarsi pericolosi. Tanto che danno il nome a un’ infezione: la malattia da graffio di gatto, non rara, ma poco conosciuta. Nell’ uomo la malattia dà astenia, febbre leggera, manifestazioni a livello della cute e dei linfonodi della zona interessata dal graffio o dal morso: ad esempio, se il gatto ha ferito una mano, si ingrosseranno i linfonodi ascellari o del gomito. I sintomi compaiono di solito dopo una, due settimane dall’ evento. In casi rari la malattia interessa un “pacchetto” di linfonodi o diventa generalizzata, inducendo lesioni granulomatose in vari organi (soprattutto fegato, milza, polmoni e cute). I quadri più drammatici si osservano di solito in pazienti con il sistema immunitario compromesso.
Solo da un decennio si è scoperta la causa della malattia, il batterio Bartonella henselae, e si sono avviate ricerche più approfondite per diagnosticarla e curarla al meglio. Purtroppo, il gatto può essere portatore sano dell’ infezione per periodi anche molto lunghi, perciò è difficile scansare gli animali “pericolosi”.
Rischio randagi
Il problema maggiore sono i gatti randagi, nei quali la frequenza di infezione è doppia rispetto ai gatti domestici. Secondo un’ indagine, coordinata da Fabbi, svolta su oltre 1500 felini domestici e non di 9 province del Nord Italia, circa il 40% dei gatti è stato contagiato da Bartonella e più del 20% è portatore del batterio nel sangue. E ad essere contagiati dai gatti sono, poi, soprattutto bambini e adolescenti. Ma l’ infezione nella stragrande maggioranza dei casi, si risolve in poco tempo, senza strascichi.
La malattia: che cos’ è e come si cura?
La malattia da graffio di gatto è una zoonosi, ovvero una patologia trasmessa dall’ animale all’ uomo, provocata dal batterio Bartonella henselae nella quasi totalità dei casi. Il gatto è il “serbatoio” del batterio e la pulce il veicolo di trasmissione più efficiente fra gatti.
La frequenza
La frequenza dell’ infezione nell’ uomo non è certa perché non c’ è obbligo di notifica, pertanto le statistiche sono incomplete: è comunque considerata abbastanza frequente.
Decorso e cura
Se la malattia non dà sintomi preoccupanti, tende a risolversi da sola, anche se in tempi non brevi: occorrono da uno a quattro mesi. «E i farmaci possono essere perfino inutili» informa Piero Marone, del Dipartimento di Malattie Infettive del Policlinico San Matteo di Pavia. «Gli antibiotici, però, abbreviano il decorso della malattia e riducono la possibilità di complicanze, oltre a essere indispensabili per la cura dei casi difficili. Gli antibiotici più utilizzati sono le tetracicline e i macrolidi, ma possono essere impiegati con successo anche rifampicina e chinoloni».

Questi i suggerimenti degli esperti perché la convivenza con il gatto di casa sia priva di rischi:

  • controllare le infestazioni da pulci, facendo uso dei prodotti antiparassitari del caso consigliati dal veterinario;
  • far visitare il proprio gatto dal veterinario per verificare, mediante un test del sangue, che non sia portatore sano dell’ infezione da Bartonella;
  • escludere l’ infezione nel micio è ancora più importante se in casa vivono persone con il sistema immunitario compromesso (chi ha subìto un trapianto o chi segue una terapia antitumorale); sorvegliare i contatti del proprio animale con gatti randagi In caso d’ infezione, il veterinario può prescrivere un’ appropriata terapia antibiotica

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Frutta e verdure che puoi comprare non bio.

ananas

Dopo aver parlato nel precedente articolo della frutta e delle verdure che dovresti comprare bio oggi vediamo quali possono essere i prodotti che, per le loro caratteristiche o per legge, sono poco trattati con pesticidi (o hanno dele buccie belle spesse e resistenti..,) e che quindi potresti anche comprare dal fruttiviendolo sotto casa.

Cipolle
Avocado
Mango
Asparagi
Ananas
Piselli
Cereali
– meglio locali e da un produttore di vostra conoscenza.
kiwi
Melone
Broccoli
Banane
Cavolfiore
Melanzane – hanno una buccia abbastanza impermeabile ai pesticidi e ai prodotti chimici
Zucca.

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Una strana offerta… alleniamo la mente!

domanda

Ecco a voi l’indovinello della Domenica:

In un negozio il commesso dice:
“1 costa 1 euro, 10 costano 2 euro, 100 costano 3 euro.”
Di quale articolo sta parlando?

La soluzione verrà scritta nei commenti qualche giorno dopo la pubblicazione del post (a meno che non indoviniate prima…e non usate google!

Un attimo di relax #73

Foto, citazione e libro della settimana sono il mio modo per regalarvi un minuto di relax.

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“Ho detto abbassa il volumeeee!”

Ogni giorno con le sue fatiche e le sue gioie altro non è che il tassello di un vasto mosaico ” ~ Aforisma Zen

Libro della settimana:

Caratteristiche, diagnosi e cure naturali

Frutta e verdure che dovresti comprare bio.

fragole

Con la crisi (ma non era già finita?) penso che che la maggior parte di noi sia più attenta a quanto spende per la spesa. I prodotti più più sicuri e più buoni come sapete sono quelli biologici ma di contro sono anche un po’ più più cari e allora ho pensato che possa essere utile fare una piccola lista di frutta e verdure che possiamo comprare anche non biologici e di quelli che è meglio comprare biologici perchè sono spesso contaminati da grandi concentrazioni di pesticidi e prodotti chimici.
Oggi pubblico la lista della frutta e delle verdure che sarebbe meglio comprare bio.

In nessun ordine particolare…

Pesche -hanno una buccia molto sottile e vengono spesso sottoposte a trattamenti antiparassitari. La buccia sottile permette il passaggio dei pesticidi e quindi non vi basterà sbucciarle…

Mele – ecco un altro frutto dalla buccia sottile.
Peperoni

Sedano – poiché il sedano non ha buccia è praticamente impossibile lavare via i pesticidi e i prodotti chimici.

Fragole – soprattutto fuori stagione perchè vengono spesso importate da nazioni che non hanno un regolamento ferreo contro i pesticidi e i prodotti chimici.

Ciliegie

Spinaci

Insalata a foglie verdi

Uva – specialmente fuori stagione.

Carote

Pere

Patate

Pomodori – da un po’ di tempo si usano sempre meno pesticidi ma li lascio nella lista perchè hanno comunque una buccia molto sottile.

Lamponi

Agrumi – se ne dovete usare la buccia (occhio al limoncello!).

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ADHD ed effetto placebo, una ricerca che fa riflettere.

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Un nuovo studio, condotto da neuropsichiatri infantili dell’Università di Buffalo, suggerisce che il principale effetto dei farmaci per l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) sia l’effetto placebo. La cosa incredibile però è che l’effetto placebo non lo ha sui bambini ma sui genitori sugli insegnanti o sugli psicologi che hanno in cura i bambini!

L’ effetto placebo è un miglioramento dei sitomi o del comportamento dopo che un paziente riceve un farmaco “falso” (spesso acqua e zucchero). In questo caso, la ricerca ha suggerito che quando i genitori o gli psicologi hanno creduto i loro pazienti “malati di ADHD” (fra virgolette perchè questa malattia è a dir poco sopravvalutata) stessero prendendo i farmaci per la loro “patologia” (sempre fra virgolette…) tendevano a guardare più favorevolmente e a prendersi meglio cura dei bambini, che in realtà stavano assumendo delle innocue zollette di zucchero!

“L’atto di somministrare il farmaco, o il pensare che il bambino abbia ricevuto il farmaco, può indurre aspettative positive nei genitori e negli insegnanti sugli gli effetti di quel farmaco, che possono, a loro volta, influenzare il modo in cui i genitori e gli insegnanti valutano e si comportano verso questi stessi bambini.” ha detto il ricercatore Daniel il A. Waschbusch, autore della ricerca. “Riteniamo quindi che il credere che il bambino stia ricevendo il farmaco può determinare una variazione nell’atteggiamento degli insegnanti o di chi si prende cura dei bambini.”
Possono avere un’opinione migliore del bambino ed è questo a generare un migliore rapporto!

Un effetto placebo di questo tipo potrebbe avere risvolti sia positivi che negativi. Waschbusch ha infatti aggiunto: “Se gli insegnanti prendono più a cura i bambini perchè credono che siano sotto effetto farmacologico, questa è una buona cosa. Se vengono prescritti più farmaci perchè si crede che stiano facendo effetto, questa non è certo una buona cosa.”
Questa seconda possibilità non è certo remota perchè i genitori e gli insegnati sono stati indotti a credere che con i farmaci si risolvano tutti i i problemi.

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Il mal di pancia dei bambini e l’influenza.

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Oltre a quello che dicevamo nel precedente articolo sui sintomi dell’influenza e dei virus parainfluenzali a confondere ulteriormente ci si mette anche il fatto che in questo periodo dell’ anno si verifica di solito un’ epidemia di diarrea nei bimbi fra i 6 mesi e i 3 anni. In media dura 4-5 giorni (raramente più di 14) ed è di solito provocata da virus (soprattutto i rotavirus). I primo sintomo, che spesso precede di 2 o 3 giorni la diarrea, è il vomito, che è anche il primo a regredire e, come la diarrea, guarisce spontaneamente, senza medicine.
Gli errori maggiori si fanno però quando si modifica l’ alimentazione del bambino. C’ è la credenza che quando c’ è la diarrea si debba sospendere l’ alimentazione per molte ore, per poi andare avanti a base di riso in bianco, pollo lesso, carote lesse e sospendere il latte. Il rischio però, in questo modo, è di dare poche calorie e proteine, arrestando la crescita del bambino, se pur per poco tempo.
Uno studio del dipartimento di pediatria dell’ università Federico II di Napoli, pubblicato sulla rivista “Bambini e nutrizione”, fornisce indicazioni importanti per l’ alimentazione e la cura della diarrea.

Diete e digiuno “vietati”.

Il suggerimento è di non sospendere l’ alimentazione e di continuare a far mangiare al bambino i soliti cibi: una riduzione dell’ alimentazione ritarda la guarigione. Naturalmente il bambino non dovrà essere nemmeno forzato a mangiare, infatti la sensazione di fame dipende dalle condizioni generali del bambino ed è un segnale che va rispettato. L’ unico consiglio è, quando possibile, di agevolare la tendenza che i bambini con vomito e diarrea hanno sempre: fare pasti meno abbondanti e più frequenti.

Il latte

A differenza che in passato, quando si smetteva di somministrare al bambino con diarrea il latte artificiale, o della mucca, per sostituirlo con tipi privi di lattosio, oggi, in base a ricerche scientifiche più moderne, si continua a usare il solito latte (sia che si tratti di quello adattato, in polvere o liquido, sia di quello vaccino). Si deve continuare a dare il latte materno e la madre non deve seguire nessuna restrizione alimentare.

Farmaci

Vomito e diarrea scompaiono senza dover assumere farmaci, nella maggioranza dei casi, entro cinque giorni. Le medicine perciò sono inutili e, come è stato ribadito anche recentemente, in alcuni casi possono creare nei bambini disturbi anche gravi, come: disturbi del linguaggio o confusione mentale provocati dai farmaci contenenti metoclopramide usati contro il vomito. Per evitare reazioni negative sono sconsigliati anche molti farmaci antidiarroici.

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